Il giornalismo è in lutto, se n'è andato Massimo Vincenzi

Mantovano, era il vice direttore de La Stampa. Aveva 48 anni

MANTOVA. Il mondo del giornalismo è in lutto. Stamattina, 26 marzo, se n'è andato Massimo Vincenzi. Il decesso è avvenuto all'ospedale Santo Spirto di Roma. Vincenzi, mantovano, aveva 48 anni ed era vice direttore de La Stampa.

Aveva lavorato alla Gazzetta di Mantova dal 1993 al '99, poi era passato al sito internet di Repubblica, al cartaceo del quotidiano fondato da Scalfari e successivamente alla Stampa. Il giornalista è morto a seguito della complicazione di una malattia polmonare.

I colleghi di Repubblica lo ricordano così: "Massimo è stato un pezzo unico di questo nostro piccolo mondo di redazione. Se partiamo dalla fine, prima di passare a La Stampa come vicedirettore, è stato il caporedattore centrale di Repubblica. In un ambiente abituato a vivere il mestiere in modo assoluto, senza respiro, senza fiato, senza controllare mai l'orologio se non per rispettare la chiusura, Massimo è stato un esempio di quanto si possa amare il mestiere del giornalista. Cresciuto alla Gazzetta di Mantova, sui campi di calcio polverosi delle cronache di serie C, responsabile del coordinamento delle grandi iniziative sportive dei giornali locali del Gruppo Espresso a Pavia, fino all'arrivo a Roma. Piano terra di Piazza Indipendenza, una stanza e dieci monitor, dove si faceva largo Repubblica.it. Lì Massimo fece quello che gli riusciva meglio, trasformò quel suo lavoro in una sorta di appendice a casa. Se si doveva restare otto ore, lui ne rimaneva dieci, se c'era un'elezione politica e il lavoro chiamava agli straordinari, lui arrivava al mattino e se ne andava a notte fonda. Vita, lavoro e ancora lavoro e ancora lavoro. Non staccava mai".

Su Facebook Sergio Baraldi, il direttore che assunse Vincenzi in Gazzetta negli anni '90, ha scritto un ricordo commovente del giornalista scomparso: "Ho avuto la triste notizie della morte a Roma di un mio ex giornalista: Massimo Vincenzi, 48 anni, mantovano. Massimo era stato ricoverato per una polmonite all’ospedale Santo Spirito di Roma. Sono profondamente addolorato. Lo avevo assunto io durante la mia direzione alla Gazzetta di Mantova. E lo avevo segnalato al Gruppo L’Espresso (oggi Gedi), perché lo ritenevo un giovane molto bravo, promettente. Massimo non ha deluso le aspettative: arrivato a la Repubblica ha iniziato a lavorare al sito appena lanciato, ma si è fatto ben presto apprezzare ed è poi diventato caporedattore centrale del giornale. Dopo un’esperienza in Usa come corrispondente è passato a La Stampa come vicedirettore. Una carriera straordinaria, che ha confermato le sue doti. Da quando ho avuto la notizia, però, non riesco a dimenticare quel ragazzo simpatico, sorridente, che si presentò nel mio ufficio in redazione per chiedermi di assumerlo. Ricordo che mi raccontò sorridendo che arrivava dal paese di Volta Mantovana. Disse che aveva un sogno: essere giornalista e lavorare alla Gazzetta di Mantova, il quotidiano più antico d’Italia. Rimasi colpito dal suo carattere allegro, determinato. Aveva la faccia del bravo ragazzo che ti ispira subito simpatia, ma possedeva un’intelligenza veloce. Lo assunsi, come del resto ho fatto con tanti altri giovani. Diventò presto uno dei migliori di una redazione ricca di talenti: quattro di quei giornalisti oggi dirigono giornali locali del gruppo Gedi, altri hanno assunto la responsabilità di capiservizio. Massimo viveva una passione intensa per la professione e si è guadagnato tutti i traguardi che ha toccato. Ha sempre bruciato le tappe, come se la vita fosse una corsa. La foto che pubblico ci ritrae la sera in cui il giornale stampò per la prima volta a colori. Era notte, avevamo da poco chiuso in redazione, alcuni di noi si trasferirono allo stabilimento per vedere uscire le prime copie dalla rotativa. Quasi un rito battesimale. Massimo non ci pensò due volte a essere presente in quella notte speciale. Sì Massimo, sempre di corsa. Mi mancherai".

 

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