Merlino: «Senza assistenza per noi è davvero dura»

Il capitano e presidente della squadra di hockey in carrozzina di Viadana. «Con patologie neuromuscolari servono più garanzie»

VIADANA. La pandemia e la quarantena preventiva obbligatoria stanno rappresentando un serio problema per tutti.  Da più di un mese le nostre vite non sono più le stesse, la libertà ci è stata limitata al massimo per provare a contenere il più possibile il contagio. Per i portatori di handicap il disagio è amplificato e ne sono un esempio i ragazzi dei Macron Warriors Viadana.

La formazione di hockey su carrozzina militante in serie A1 ha sede nel centro mantovano più colpito dal virus, dove i positivi hanno superato addirittura quota 100: «Rimanere fermi per così tanto tempo è una vera sofferenza per noi che viviamo il campo ogni settimana – dichiara il presidente e capitano dei Warriors Fabio Merlino – Abbiamo interrotto ogni attività di allenamento e partite all'indomani del primo caso di Codogno per prevenire quella che sarebbe stata un’importante emergenza».

Il campionato è chiaramente sospeso da tempo, ma al disagio del non poter tornare in campo per diverso tempo si aggiungono anche i problemi relativi all’assistenza: «Per chi è affetto da patologie neuromuscolari, ovvero la maggior parte degli atleti del nostro movimento, è un momento difficile. Abbiamo bisogno di un’assistenza quotidiana ed è un momento di emergenza in cui non si può sottovalutare la situazione». Le risposte da parte delle autorità alle necessità di assistenza di persone come Fabio sono state finora piuttosto blande: «Chi è affetto da patologie neuromuscolari rischia di pagare doppio il dazio di questo virus poiché, anche in condizioni “normali” già una semplice influenza per noi potrebbe risultare molto complessa da affrontare. Per questo ritengo che questo Decreto Cura-Italia tuteli solamente in parte la nostra categoria. Basti pensare che per noi l’assistenza continua è vitale e, nella difficoltà di reperire in questo periodo del personale specializzato, ci è stata data la possibilità di richiedere 12 giorni in due mesi (marzo e aprile) da parte di un parente per accudirci. Ciò ci aiuta, ma non risolve del tutto il problema».

Un appello a rimanere in casa arriva anche dal responsabile marketing dei Warriors Luca Mercuri: «Come tutti quelli della nostra società cerco di seguire le indicazioni dei medici per limitare al massimo le possibilità di contagio. Invito tutti a rimanere a casa e di non mettere in pericolo persone come noi che hanno patologie neuromuscolari». —

 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi