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Rabbia e preoccupazione tra gli operatori: «Un mese di stop equivale a due anni di sacrifici» 

Per stare vicini alle clienti si suggeriscono quali tinte comprare con messaggi WhatsApp. Parrucchieri ed estetiste: «Per noi è una batosta. E ripartiremo per ultimi»

 MANTOVA. Le distanze non possono proprio mantenerle. Perché mettere le mani in testa e addosso alle persone è il loro mestiere. In modo gentile, con tocco professionale. Così, quando la bolla dell’emergenza si sgonfierà, liberando tutti quanti da questo drammatico nascondino con il virus, parrucchieri ed estetisti saranno tra gli ultimi a ripartire. E il lavoro non sarà più lo stesso di prima. Preoccupazione, rabbia e speranza s’impastano nello loro parole, perché chiudere da un giorno all’altro è complicato, soprattutto se hai dei dipendenti. E poi c’è la piaga aperta dell’abusivismo, che mai come in questi giorni sta infettando il mercato in modo cinico e irresponsabile. Perché la resistenza all’isolamento passa anche dalla cura del proprio aspetto, dai capelli in ordine e dalla lotta alla ricrescita. Ma bisogna fare da sé.

Salvare il salvabile


Racconta Cristian Vernizzi di aver deciso di chiudere prima che il decreto di Conte lo obbligasse a farlo, «per tutelare la salute di clienti e dipendenti, perché la misura della distanza per noi è impossibile da applicare». Possiede un salone grande e frequentato, Vernizzi, lo “Studio 53” di via Verdi, nel cuore di Mantova, e questo alimenta la preoccupazione: «Una “macchina” come la mia, con sei dipendenti, per le quali ho avviato le pratiche della cassa integrazione, richiede un buon rapporto tra entrate e uscite, ma al momento abbiamo solo spese. E anche quando riapriremo, sono certo che l’attività dovrà riprendere a tappe». A impensierire Cristian è anche l’ansia delle clienti, il loro bisogno di sentirsi curate: «Al momento l’unica cosa che posso fare per loro è dispensare consigli attraverso i social. La cosa buffa è che mentre prima il fai da te era controproducente per la mia attività, adesso sono io a suggerire i prodotti da comprare al supermercato o in farmacia per salvare il salvabile». Infine, una stoccata all’abusivismo: «Mi auguro che la gente abbia l’accortezza di non girare per le case, sarebbe gravissimo».

Un bel danno

Come mamma si gode i suoi ragazzi e si dedica alle attività che prima del virus non aveva mai tempo di fare. Come imprenditrice di se stessa Simona Mattiello, titolare del salone “Onda d’Immagine”, in piazzale di Porta Cerese, ammette che «è un bel danno». Ai 600 euro del Governo crederà quando lì vedrà, intanto deve fare i conti con la Pasqua rovinata: «Per me è sempre stato un ottimo momento e adesso salterà tutto». I pagamenti li puoi pure posticipare, ma arriverà sempre il momento di saldare. E poi ci sono loro, le clienti, che insistono a chiamare e, spesso, ti fanno sentire in colpa, quasi la serrata fosse una scelta e non un obbligo. «Per loro ci sono sempre, ma più che consigliare quale colore prendere al supermercato, non posso fare».

Pronti a ripartire

«Siamo organizzati per poter ripartire, il lavoro è programmato, per cui resto positivo. Anche se la preoccupazione c’è, non averne sarebbe da incoscienti». Non nasconde l’amarezza Marco Gaioni, titolare del centro estetico “Sole e luna”, a Porto Mantovano. Cinquecento metri quadrati, cinque dipendenti e centinaia di clienti. Un’attività nella quale Gaioni ha investito e continua a investire. «Abbiamo l’agenda piena di appuntamenti e gente non smette di chiamare – riferisce – il risultato è che in tanti se ne vanno dagli abusivi, in casa. E questo è un dramma». Il problema fiscale è relativo, i soldi delle tasse si possono spalmare, il guaio è la spesa corrente. «E chissà se e quando gli aiuti arriveranno». Stima Gaioni che «una chiusura di quindici giorni comporta sei mesi di sacrifici, mentre con una chiusura di un mese i sacrifici si allungano a due anni». La verità? «Noi artigiani siamo lasciati a noi stessi, con le nostre forze e possibilità. E quando finiscono le possibilità?».

Rassegnazione

Più del danno economico è quello emotivo a tormentare Sara Buelloni, titolare di “Estetica Sara”, in via Bertani, che si confessa rassegnata. Ma solo un po’. Le manca il suo lavoro e le mancano le sue clienti, «dover chiudere così, di punto in bianco, è stata una cosa drastica, drammatica». E poi ci sono le sue due collaboratrici, una dipendente e l’altra a chiamata: per entrambe sta studiando una soluzione che le tuteli. «Mi auguro di ripartire a mille, anche a costo di dover fare 18 ore di lavoro al giorno. Certo non sarà più come prima, dovremo adottare più precauzioni. Ed è giusto così». —
 

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