Edison sconfitta al Consiglio di Stato: «Deve bonificare dove ha inquinato»

«Inammissibile e infondato» il ricorso contro le sentenze del Tar. I giudici: corrette le ordinanze della Provincia

MANTOVA. «Inammissibile e comunque infondato»: bocciando l’ultimo ricorso di Edison, il Consiglio di Stato mette un altro punto nel tira e molla per le bonifiche nel Sin “Laghi di Mantova e polo chimico”.

Il verdetto è dei giorni scorsi e vede in sostanza confermate le sentenze con cui il Tar di Brescia aveva da un lato ribadito che gli interventi nel Basso Mincio devono essere realizzati da Edison, quale soggetto responsabile della contaminazione individuato dalla Provincia.


Insomma viene ancora una volta ribadito il principio del “chi inquina paga”.

Il ricorso, presentato contro Provincia e ministero dell’Ambiente, chiamava in causa anche il Comune e le società del gruppo Eni attualmente proprietarie dell’area. Le ordinanze di Palazzo di Bagno contestate da Edison riguardano otto aree contaminate da mercurio dello stabilimento attivo dal 1957 al 1991 e gestito dall’inizio della produzione sino al 1989 da società del gruppo Edison, dal 1989 al 1990 da una joint-venture fra il gruppo Edison e il gruppo Eni, dal 1990 al 1991 da una società del gruppo Eni alla joint-venture. A sostegno della sua impugnazione, Edison sosteneva diverse tesi: incompetenza della Provincia su materie proprie del ministero dell’Ambiente; che la responsabilità dell’inquinamento andrebbe imputata a Eni nel cui gruppo societario, da ultimo, sarebbe confluita la società di Edison che, a suo tempo, gestiva il sito; erronea individuazione di un nesso di causalità tra l’attività industriale di Edison e l’inquinamento; che le ordinanze erano state emanate in presenza del mero superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione e con eccesso di potere per il termine “troppo breve” di 30 giorni indicato dalle ordinanze per intervenire. Tesi tutte respinte dal Consiglio di Stato. Ed ecco le motivazioni.

In primo luogo viene fatto presente che Ministero e Regione curano la fase di autorizzazione, controllo e supervisione degli interventi di bonifica, mentre la Provincia interviene a monte, individuando “con ordinanza motivata” il soggetto responsabile e diffidandolo a provvedere: quindi la Provincia aveva tutti i titoli per procedere come ha fatto. In secondo luogo «la condotta inquinante, anche se verificatasi in momenti storici passati, non esclude obblighi di bonifica in capo a colui che ha inquinato». Obblighi che non vengono meno neppure con la cessione di ramo di azienda: chi viene individuato responsabile dell’inquinamento è (e resta) tenuto ad eseguire la bonifica anche se l’azienda non è più sua. Per quanto riguarda poi la transazione di 12 milioni con il ministero del 2005 per la bonifica del canale Sisma, secondo Edison doveva coprire il recupero ambientale di tutto il sito o quanto meno dei canali a valle del punto di immissione del Sisma.

Anche in questo caso i giudici obiettano che quei 12 milioni, così come pattuito a suo tempo, sono destinati solo al canale e non ad altri danni ambientali.

Aggiunge poi la Corte che il sito, gestito per decenni da società di Edison, è risultato contaminato da mercurio in pressochè tutte le matrici ambientali (suolo, sottosuolo, acque di superficie, acque di falda), che i processi produttivi adottati dal gruppo si sono basati a lungo proprio sull’utilizzo del mercurio e anche se altre società del settore utilizzavano le stesse tecnologie ciò non esclude la specifica responsabilità di Edison. E conclude che il superamento delle soglie di contaminazione «è motivo sufficiente per l’attivazione del potere provinciale» così come il termine di 30 giorni per intervenire «è congruo, vista la gravità e intensità della contaminazione».
 

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