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Quei paesi senza discount: «Qui è dura fare economia»

Spesa più costosa per chi è residente nei Comuni senza possibilità di scelta. «Conto del 15-20% più salato rispetto a prima, proprio ora che si tira la cinghia»

MANTOVA. Le regole parlano chiaro (o quasi). Gli spostamenti sono vietati, vanno ridotti al minimo indispensabile. E di indispensabile c’è per forza di cose il cibo da acquistare. La spesa è fin dai primi giorni di questa emergenza uno dei temi più caldi per i cittadini. Forse qualcuno lo ha dimenticato, ma quando ancora si parlava di zona rossa solo per Codogno e paesi limitrofi, erano già iniziate anche da noi le corse al carrello. File interminabili, momenti di tensione e pure tanta immotivata preoccupazione. Sembrano altri tempi, ora abbiamo iniziato a prendere confidenza con questa situazione complicata. Restano però dei limiti imposti dalle ordinanze.

Limiti che spesso vanno a inficiare sulla volontà dei cittadini di fare economia visto il momento di restrizioni. Succede infatti che gli acquisti di generi alimentari siano consentiti solo e unicamente all’interno del Comune di residenza. Questo per limitare gli spostamenti e per non pesare troppo sui luoghi di distribuzione più centrali. Solo i cittadini di paesi senza supermercati possono spostarsi nei Comuni limitrofi per gli approvvigionamenti.


Tutto chiaro e pure condivisibile, ma qualche dubbio nasce quando ci si trova ad affrontare il problema dei prezzi. Alcuni paesi della provincia di Mantova possono contare al loro interno un solo rivenditore alimentare. Spesso si tratta di catene nazionali, con prezzi tendenzialmente più alti rispetto ai discount o alla distribuzione su larga scala.

Discorso simile per chi nel proprio Comune di residenza può contare solo sul classico rivenditore di generi alimentari a conduzione familiare. Il piccolo negozio di paese per intenderci, che per forza di cose ha un guadagno solo se punta sulla qualità dei prodotti al banco e su generi di marca che possono dare un profitto.

Il sunto di questa situazione è presto fatto: da un lato si chiede alla cittadinanza di non fare spostamenti, ma dall’altro in un momento di crisi economica (alcune famiglie non hanno reddito in questo momento) non c’è la possibilità di tirare la cinghia.

«Fare la spesa in un discount è più vantaggioso – racconta una signora in coda per entrare in un supermercato di provincia – però siamo costretti a fare acquisti qui. Facendo due calcoli spendo in media il 15-20% in più rispetto a prima. Io e mio marito siamo a casa da lavoro, con due figli a carico. Nessuno si lamenta, però è un problema serio visto che durerà ancora per un po’ di tempo».


 

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