Pasticcieri a galla con le consegne: ma il dopo è pieno di incognite

Quasi tutti si sono attrezzati per portare a domicilio soprattutto i dolci pasquali e il gelato. Cosa accadrà quando si potrà ripartire? Si tornerà a spendere? Ingressi sempre contingentati?

MANTOVA. Limitare i danni, tamponando grazie alle consegne a domicilio un crollo delle vendite che rischia di avere ripercussioni serie per molte attività. La Settimana Santa è solitamente tra i periodi più importanti per il settore della pasticceria, con colombe, uova di Pasqua e torte protagoniste sulle tavole dei mantovani. Se a questo aggiungiamo che cade nel cuore della primavera, periodo privilegiato per comunioni, cresime e matrimoni e momento scelto dai turisti a caccia di bellezze nelle città d’arte, possiamo comprendere con facilità come il colpo da incassare dal punto di vista economico sia particolarmente pesante. Senza contare chi affianca la produzione di dolci a quella di gelato, sempre molto richiesto con i primi caldi.

Le disposizioni legate all’emergenza coronavirus hanno costretto le attività ad abbassare le saracinesche. Dopo giorni di stop totale, quasi tutti hanno optato per la consegna a domicilio. Un piccolo salvagente per restare a galla e onorare scadenze e pagamento di utenze. Questo non toglie che il giro d’affari abbia subito una forte contrazione. Si resiste grazie al rapporto di fedeltà costruito negli anni con i clienti. In tanti fanno sentire il loro supporto anche a distanza.


«Le persone comprendono la situazione, si adattano alla nuova modalità di vendita – commenta Stefano Guidetti del Bignè d’Oro – Alla fine siamo tutti sulla stessa barca».

Nella maggior parte dei casi i dipendenti sono a casa in Cassa integrazione. La gestione ritorna prettamente familiare, con listini ridotti. Le colombe non possono mancare, più complicato trovare i pasticcini.

«Si cerca comunque di andare incontro alle esigenze del cliente – spiega Lia Ferrara di DolceLia – Io sono di origine partenopea e gli scorsi anni ho sempre preparato le Pastiere. Se qualcuno dovesse chiederle, non mi tirerei indietro». Si accettano prenotazioni via telefono, mail, social, cercando poi di concentrare le consegne in determinati giorni e orari per limitare chilometri percorsi e conseguenti ulteriori costi.

L’unica magra consolazione è quella di aver salvato il Carnevale, altro periodo considerato tra i più interessanti come giro di affari.

Se la preoccupazione è alta per l’immediato, il futuro è ancora più nebuloso. Nessuno azzarda date per la riapertura, in pochi si fanno illusioni. Improbabile anche pensare ad un immediato ritorno alla normalità nel momento in cui le saracinesche torneranno ad alzarsi. Sia per misure di sicurezza sanitaria che si preannunciano stringenti, tra ingressi contingentati e distanze di sicurezza, sia per l’atteggiamento dei clienti, magari frenati dalla ritrosia di ritrovarsi in mezzo alla folla. E probabilmente limitati negli acquisti da una capacità di spesa intaccata da mesi di inevitabili difficoltà economiche per molti. Quello che è chiaro è che il settore rischia pesanti ripercussioni. L’appello alle istituzioni è unanime.

«Di fronte a mesi di mancati o modesti incassi, il semplice spostare in avanti scadenza e imposte non può bastare – sottolineano in tanti – Servono liquidità, contributi a fondo perduto, importanti sgravi fiscali».

Il domicilio potrebbe divenire una pratica quasi obbligatoria. Una pratica utile per intercettare una fascia importante della clientela, ma che potrà essere mantenuta con difficoltà dalle piccole attività. E che porterà ad ulteriori costi. Vietato abbattersi, è il motto di tutti, sperando che la nebbia di un periodo mai così complicato possa diradarsi nel minor tempo possibile.

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