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Mantova, il cuoco senza più lavoro: ora rischio lo sfratto da casa

Il proprietario dell’appartamento dove l’uomo vive con la madre non gli concede una dilazione dell'affitto: «Sono senza stipendio, chiedo solo un po’ di tempo»

Rossella Canadè
1 minuto di lettura

MANTOVA. Testa, cuore, naso, mani e gusto da sempre li ha imprigionati li, sopra i fornelli. Una passione sanguisuga, una benedizione di famiglia, ereditata dalle donne di casa, la zia, fata dei dolci e la madre, regina dei primi piatti. Ha sempre cucinato, scappando dai libri di scuola, perché con la scuola un granché d’accordo non c’è mai andato.

Ora è lontano dai fornelli, dai soffritti, dalle ricette sperimentali che in questi anni gli hanno dato soddisfazioni, tante, e soldi, questi il minimo indispensabile, per provvedere a sé stesso e alla madre. Il coronavirus gli ha fatto perdere il lavoro e per questo rischia di perdere anche la casa, un bilocale con un fazzoletto di giardino. I soldi che gli sono rimasti in tasca, uniti alla magra pensione di reversibilità della madre, non bastano a pagare l’affitto, e il proprietario, titolare di un’impresa edile, di ragioni non ne vuol sentire. È disperato Giuseppe, che a 40 anni porta sulle spalle anche l’angoscia della madre, una donna ultrassessantenne che fino ad un mese fa faceva la badante saltuariamente per rinforzare le casse di casa.

«Mi sono trasferito da Catania a Mantova 8 anni fa: mi ero innamorato delle foto di questa città e sono rimasto qui a lavorare. Poi tre anni fa mi ha raggiunto mia madre». Contagiata dalla passione del figlio.

Giuseppe non è mai stato con le mani in mano: ha sempre lavorato in diversi ristoranti, portando le ricette di cucina mediterranea rivisitata con un pizzico di originalità, «ho fatto delle stagioni, ma come la maggior parte di quelli che fanno questo mestiere, lavoro tanto a chiamata. Alcune volte anche in nero, purtroppo. Ma siamo sempre riusciti a tirare avanti con dignità, senza fare debiti. E l’affitto lo abbiamo sempre pagato, spesso anche prima della scadenza». 552 euro versati ogni mese alla società proprietaria dell’appartamento. Fino a 40 giorni fa, quando i primi decreti hanno contingentato e poi fermato i ristoranti. «Siamo fermi sia io che mia madre, come tanta gente. Qualche giorno fa sono cominciati ad arrivare Whatsapp del proprietario che mi intimava di pagare l’affitto di marzo, aprile e pure maggio. Altrimenti ci sfratta. Io gli ho scritto che uno riesco a versarlo, ma per gli altri chiedo una dilazione. Niente da fare. Per tutta risposta mi ha mandato una mail con le fatture. Nessun commento alla mia proposta. Chiedo solo che ci dia una mano in questo momento duro per tanta gente». L’unico aiuto vero, ci tiene a dire Giuseppe, è arrivato dal sindaco, Mattia Palazzi: «Ci ha dato il buono spesa, e sta facendo di tutto per dare una mano alla gente. Dovrebbero tutti prendere esempio da lui».
 

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