Era in vacanza in Grecia: prof resta bloccata a Lesbo

Elena Palvarini era partita il 21 febbraio: forse in maggio il primo volo per l’Italia. Ha assistito alla guerriglia urbana causata dall’arrivo dei profughi 

MANTOVA. Era partita il 21 febbraio con l’intenzione di restare nove giorni. Una breve vacanza a cavallo del carnevale, che doveva servire anche per compiere alcune ricerche d’archivio.

I nove giorni stanno diventando tre mesi, perché una volta in Grecia, per la precisione sull’isola di Lesbo, Elena Palvarini si è vista chiudere porti e aeroporti, senza possibilità di rientro in Italia.


Il primo volo potrebbe essere programmato il prossimo 4 maggio, non prima.

Elena, trentacinque anni, originaria di San Benedetto Po, vive a Mantova ed è un’insegnante e una linguista.

Laureata in Lettere antiche a Padova, è una grande esperta di greco moderno, tanto da aver contribuito nel 2013, insieme ad altri quattro ricercatori, alla seconda edizione del dizionario italiano-neogreco dello Zanichelli.

L’anno scorso Elena ha insegnato al liceo Virgilio di Mantova, quest’anno è in pausa per alcune studi che deve svolgere e, come si diceva, il 21 febbraio è atterrata a Mitilene, capoluogo di Lesbo, per trascorrere alcuni giorni da amici che l’avrebbero ospitata.

«Sono arrivata solo con il bagaglio a mano e invece sono ancora qui. Però non mi lamento: causa coronavirus ci sono tutte le restrizioni che vigono in Italia ma almeno qui vivo di fronte al mare, non è poi così male».

Tra l’altro, in quella che doveva essere una breve e tranquilla vacanza, Elena si è trovata testimone di vari e importanti fatti di cronaca, come le guerriglie urbane che si sono scatenate sull’isola greca in seguito all’arrivo dei profughi siriani inviati da Erdogan.

«Ci sono stati scontri durissimi e scene agghiaccianti dei gommoni dei profughi ricacciati indietro dagli abitanti ma anche dalla guardia costiera - racconta Elena - ma da quando c’è l’emergenza per il coronavirus, non si sa più nulla. I migranti, che sono addirittura 21mila, su una popolazione qui a Lesbo di 85mila abitanti, sono divisi in due campi, ex aree militari a Moria, il più grande e a Kara Tepe». Anche in Grecia, come in Italia, dunque, si parla solo di emergenza coronavirus, anche se la situazione è molto più tranquilla che da noi. «A Lesbo ci sono solo quattro casi di positività e soltanto una vittima - va avanti Elena - Però devo dire che sono tutti molto rispettosi delle regole. Anche qui come in Italia il governo ha chiuso tutto già a metà marzo: stop a voli e navi, aperti solo i negozi necessari, tutti devono restare in casa e fuori tutti solo con guanti e mascherina. La fortuna però è che qui non ci sono fabbriche, il lavoro è legato al turismo e al terziario, quindi sono davvero tutti tappati in casa».

«Anche noi qui abbiamo tutti il modulo di autocertificazione, in più, per chi non riesce a stamparlo c’è un servizio di messaggistica collegato col sito governativo. C’è una grandissima attenzione all’Italia e una forte solidarietà verso noi italiani. Per tre giorni la bandiera italiana ha illuminato il parlamento greco ad Atene, dove si è svolta anche una commemorazione delle vittime del nostro Paese. E poi la televisione greca passa in continuazione la canzone di Facchinetti Rinascerò Rinascerai...».

Ma come trascorri la quarantena lontano da casa? Hai nostalgia?

«Diciamo che avrei voluto essere vicino ai miei anche per dar loro coraggio e magari aiutarli nelle incombenze quotidiane. Qui però non sto male, sono con buoni amici cui sto insegnando pure la cucina mantovana. Una domenica ho impastato e fatto gli agnolini che loro hanno apprezzato molto». —




 

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