Delitto di Villa Saviola, la coppia resta in carcere: dubbi su chi ha inferto i colpi

Interrogati il marito e la moglie accusati di omicidio premeditato del vicino. La donna al giudice: «Mi violentava e minacciava me e la mia famiglia di morte» 

MOTTEGGIANA. Uno stalker, un uomo violento che la stuprava sistematicamente e la teneva in pugno con la minaccia di uccidere lei e la sua famiglia. Così, Narinder Kaur, 32 anni, origini indiane, di fronte al giudice ha descritto Rajiv Kumar, 45 anni, connazionale e vicino di casa, vittima dell’omicidio per cui sono stati arrestati la stessa Kaur insieme al marito Sarwjeet Singh (Sapi), 45 anni, bracciante agricolo di Saviola.

La mattina del 15 aprile, in videochiamata dal carcere di Mantova si è tenuto l’interrogatorio di convalida, prima della donna poi del marito, di fronte al giudice Beatrice Bergamasco, al pm Silvia Bertuzzi e agli avvocati Elena Raimondi per Kaur, Mara Rigoni per Sarwjeet. Il gip ha convalidato il fermo e la custodia cautelare in carcere per entrambi i coniugi, accusati di omicidio premeditato.



Marito e moglie, affiancati da un interprete (lei non parla italiano, il marito lo parla ma in modo stentato) hanno risposto senza reticenza alle domande di giudice e pm. «La mia assistita - ha spiegato l’avvocato Raimondi - era terrorizzata e soggiogata dal Kumar, il quale pretendeva da lei rapporti sessuali sotto minaccia di morte e la ricattava di pubblicare dei video sui social. Quando lei ha detto basta, lui ha raccontato tutto al marito».

Entrambi i coniugi hanno raccontato che il vicino di casa era un uomo violento, spesso ubriaco e hanno ribadito quanto dichiarato ai carabinieri la notte del fermo, il lunedì di Pasquetta: domenica  12 aprile avrebbero raggiunto Kumar a casa per regolare i conti, per dirgli di non avvicinarsi più a loro, di lasciare in pace la moglie.

Stando al difensore di Kaur, la donna, di fronte al giudice, ha dichiarato che lei non era a conoscenza del fatto che il marito si fosse procurato una spranga, perché la teneva nascosta sotto il giubbino. E ha dichiarato anche che a colpire Kumar è stato proprio il coniuge. «Ha ribadito che i colpi sono stati inferti da Sarwjeet e che lui si era procurato il tubo in ferro in azienda - va avanti l’avvocato - Kaur ha detto di aver reagito solo quando, una volta atterrato, Kumar l’ha presa per il collo».

Anche il marito, dal carcere ha spiegato che domenica lui e Kaur sono andati dal vicino con l’intento di chiarire una situazione ormai insostenibile. «E si erano procurati una spranga per un’eventuale difesa, perché lui era un uomo violento, spesso ubriaco; è emerso che in precedenza aveva picchiato sia i bambini sia la moglie- spiega dal canto suo l’avvocato Rigoni - però il mio assistito non ha chiarito chi ha inferto i colpi, ha detto solo che entrambi volevano dargli una lezione». Versioni contrastanti, quindi, su chi ha procurato i colpi che si sono rivelati mortali al Kumar.

Il giudice Bergamasco ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per entrambi. «Devo avere il tempo di parlare con il mio assistito per decidere la scelta procedurale da intraprendere» ha detto il difensore dell’uomo. Il legale della moglie invece ha chiesto la revoca della misura e la sostituzione con gli arresti domiciliari, eventualmente con il braccialetto elettronico, «perché è una madre di due bimbi piccoli e non può rischiare il contagio da Covid. Poi non può fuggire: non guida, non parla italiano». I due bambini di 3 e 6 anni nel frattempo sono stati ospitati in una comunità per minori.

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