Mantova, tempi certi e procedure snelle per gli aiuti post coronavirus: «O tanti artigiani non riusciranno a riaprire»

Il presidente di Confartigianato: «In alcuni settori situazione disperata, chiesti ammortizzatori per 5mila lavoratori» 

MANTOVA. Tempi certi, procedure snelle per i prestiti e finanziamenti a fondo perduto per le piccole e medie imprese più in difficoltà: a chiederli è Lorenzo Capelli, presidente di Confartigianato Mantova che raccoglie 1.480 aziende per circa 6mila persone tra dipendenti e soci. Iniziamo con lui il viaggio nelle associazioni.

«La situazione in alcuni settori è disperata e temiamo che molte non riusciranno a ripartire» ci dice e bastano i numeri delle richieste di ammortizzatori sociali Fsba per dare un’idea: «Le domande nel Mantovano sono arrivate a 1.777 per un totale di 4.905 lavoratori, in Lombardia sono 26.278 per 105.099 dipendenti». E oggi che comunque «si comincia a guardare alla riapertura» quello che mette in allarme il comparto sono i tempi non sono ancora certi.


«È indispensabile avere un minimo di programmazione – spiega – se la chiusura è stata veloce, per la ripartenza abbiamo bisogno di tempo per mettere in moto tutta una serie di meccanismi sia per adeguare gli ambienti di lavoro alle nuove esigenze di sicurezza e salute, sia per portarsi avanti con una serie di oneri che ci sono. Invece ancora non si sa quando e come sarà. E questa incertezza è dannosa».

Ma le imprese sono pronte a ripartire con tutte le garanzie per la tutela della salute dei dipendenti? «Il livello di sensibilità su questo fronte – risponde – si è molto alzato. In tanti si stanno attrezzando e si informano per le procedure. Per noi da sempre la salute viene prima del lavoro e piuttosto va bene anche chiudere qualche settimana in più per garantire il massimo della sicurezza, ma ci serve una scadenza certa per consentirci di organizzare commesse, fornitori e quant’altro».

E anche il “decreto liquidità” ha comunque creato nel settore artigiano una serie di «forti preoccupazioni: uno strumento di questo genere per essere utile deve essere veloce. Sace (la società della Cassa depositi e prestiti a sostegno delle imprese che fanno export, ndr) ha reso noto l’iter per i 200 miliardi di garanzie pubbliche per sostenere i finanziamenti e non si tratta di un iter veloce. Sono previsti quattro step: la banca deve fare un’istruttoria creditizia che richiede tempo, Sace dà il via libera, la pratica torna in banca e a quel punto possono erogare. Le imprese hanno invece bisogno di un credito subito anche per evitare il rischio di catene di insolvenza. Insomma riteniamo sia uno strumento utile ma che debba essere accelerato. Inoltre si tratta di finanziamenti che devono essere restituiti in 5 o 6 anni che non sono tanti per le aziende». La questione, sottolinea ancora, è che «chi oggi ha chiuso quando riaprirà se non ha avuto risorse a fondo perduto farà fatica a indebitarsi ancora. Non parlo di risorse a pioggia, ma almeno per le aziende che dimostrano mancati incassi in questi mesi. Serve un supporto concreto di questo genere».

Dal canto suo Confartigianato «ha messo in campo strumenti di liquidità attraverso il Consorzio Fidi per un finanziamento massimo fino a 150mila euro con procedure brevi» ma «lo Stato deve essere più veloce nel far fronte alla mancanza di liquidità».

Infine Capelli non nasconde la sua delusione nei confronti dell’Unione europea: «Io ho sempre creduto nell’Unione europea ma oggi è il momento per trovare un senso di solidarietà che probabilmente manca e invece era previsto dai padri fondatori. L’Unione Europea deve dare un segnale alle nostre imprese e a tutta la popolazione altrimenti molti imprenditori cominceranno a chiedersi che senso ha l’Europa se per uscire da questo momento di guerra non mette in campo interventi strutturali importanti».


 

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