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Coronavirus, allarme sicurezza della Cgil: «Il Mantovano non è pronto alla fase 2»

Mantovanelli: finora pochi controlli sulle misure anti-contagio e solo 120 comitati per la verifica dell'applicazione. Secondo il sindacato sono già aperte 15mila imprese per circa 50mila lavoratori  

MANTOVA. «Come si fa a parlare di fase 2 quando nella fase 1 non è ancora garantita sicurezza in tutti i luoghi di lavoro e in tutte le mansioni?». A chiederselo con preoccupazione è il responsabile del Dipartimento sicurezza della Cgil di Mantova Mauro Mantovanelli, alla luce anche di quanto emerso nel recente incontro in tre sessioni promosso dalla prefettura. «In attesa della fase 2 – afferma – bisognerebbe intanto capire com'è andata, dal punto di vista della sicurezza e applicazione dei protocolli condivisi, la fase 1, quella della chiusura parziale delle attività».

Su 87mila lavoratori dipendenti presenti nel Mantovano, la Cgil stima che oggi continui a lavorare il 60% («dati Istat 55,7 a cui vanno aggiunte le aziende in deroga») per un totale di 40mila impiegati nelle attività consentite dai codici Ateco a cui vanno aggiunti quelli delle aziende in deroga in quanto necessarie alla filiera delle attività essenziali: «Nel territorio indicativamente stanno lavorando circa 50mila persone – prosegue il sindacalista – Le imprese attive registrate a Mantova e provincia a fine 2019 sono 35mila ed è stimabile che siano quindi 15-16 mila quelle in attività da settimane».

Quello che preoccupa il Dipartimento sicurezza di via Altobelli sono i pochi controlli sull’applicazione del protocollo anti-contagio sottoscritto il 14 marzo: «Nelle aziende non sindacalizzate noi non possiamo sapere cosa sta succedendo – spiega – e alla fine sono solo 120 i Comitati creati per verificare l’applicazione delle misure a garanzia dei lavoratori».

Intanto «da un incontro con Ats Val Padana del 16 aprile – racconta – è emerso che sono stati controllati una ventina di settori e sono 40 i fascicoli aperti rispetto alle circa 15mila aziende operanti. Un dato che non ci permette di capire se ci sono criticità e dove sono. L'attenzione di Ats rispetto all'applicazione dei protocolli condivisi e sottoscritti da governo e mondo del lavoro doveva essere maggiore a partire da subito ma la Regione non ha dato indicazioni operative precise».

Contattata dalla Gazzetta, Ats precisa che i 40 verbali (oggi saliti a 60) sono riferiti a ispezioni per situazioni problematiche segnalate da lavoratori o sindacati e che al momento sono stati inviate richieste di documentazione sulle procedure anti-Covid alle aziende dei settori aperti come trasporti, alimentare, tessile, agroalimentare, macelli e Rsa.

Ed è lo stesso Mantovanelli a chiarire che «la responsabilità non è degli operatori dei servizi ispettivi di prevenzione che con le forze limitate e un’organizzazione non all'altezza di chi li dirige hanno fatto il possibile e meritano il nostro ringraziamento, basti pensare che stanno impiegando i servizi ispettivi in attività legata alla gestione della emergenza dei positivi al Covid 19 cioè a fare inchieste telefoniche alle persone in quarantena».

Infine «anche sul versante delle associazioni datoriali – conclude – ci aspettiamo molto di più: dai nostri dati le aziende che hanno attivato i comitati per la verifica dell'applicazione delle misure a garanzia dei lavoratori sono solo 120».

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