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Tensione all’ex Ruberti di Quistello. Rotto l’accordo sugli straordinari

Chieste due ore in più al giorno, sindacati sul piede di guerra: «Ma siamo pronti a sederci nuovamente al tavolo»

Francesco Romani
1 minuto di lettura

QUISTELLO. Nemmeno lo spazio di un mese e si rompe l’intesa sugli straordinari all’ex Ruberti, il cui ramo d’azienda è ora stato preso in affitto dalla Rps. L’azienda lavora per produrre allestimenti per autoambulanze. Anche per questo le rappresentanze interne avevano aderito inizialmente alla richiesta di lavoro aggiuntivo. «Ma tutto si è rotto per le richieste sempre più esose dell’azienda - spiegano i sindacati - che alla fine ha deciso di rompere l’intesa».

Tutto prende le mosse a fine gennaio, quando l’impresa storica della fa miglia Ruberti (è nata nel 1985) ha presentato al Tribunale una richiesta di concordato preventivo. In tale documento si rende nota anche la stipula di un contratto di affitto con la Rps, società neocostituita e guidata da un imprenditore modenese, che proseguirà l’attività. Su 43 dipendenti, in 31 continuano con le loro mansioni. Per gli altri 12, in accordo con Filctem Cgil e Femca Cisl, si apre la cassa integrazione straordinaria per 12 mesi con la possibilità di rientrare se la nuova società si allargherà.

Nel capannone di 6.800 metri quadri l’attività quindi prosegue al punto che il 25 marzo le rappresentanze sindacali interne firmano un accordo per consentire un aumento delle ore di lavoro. «L’intesa - spiega Rosaria Scibilia della Femca Cisl - prevedeva un’ora in più al giorno, eventualmente cumulabili in cinque ore la mattina del sabato».

Ma dopo un primo periodo nel quale questa intesa voluta dalle rappresentanze sindacali interne sembra funzionare, qualcosa si rompe. «Le richieste ai lavoratori sono arrivate sempre più pressanti - prosegue Scibilia - con gente al lavoro oltre il consentito dalla legge». Alla fine l’azienda, raccontano in sindacati, decide di disdire unilateralmente l’accordo per far passare le ore di straordinario da una a due al giorno. «Considerando che non c’è neanche spazio mensa - aggiunte Andrea Loddi di Filctem Cgil - e che questo periodo richiede attenzione alla salute di tutti. Lavorare per il settore delle ambulanze spinge tutti a uno sforzo maggiore, ma non a violare le regole. E se c’è così necessità di personale, ci sono i lavoratori in cassa da richiamare. Su queste basi siamo disposti a riaprire il tavolo con l’azienda».

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