Quei disagi ai confini delle regioni

Parenti vicini ma irraggiungibili: mettete un limite ai chilometri

MANTOVA. Quella del divieto di oltrepassare i confini regionali per almeno due settimane a partire dal 4 maggio è certamente una delle disposizioni che più sta facendo discutere gli italiani. Soprattutto quelli che vivono in zone di confine e che spesso si ritrovano ad avere parenti e affetti nella regione vicina. Un abitante di Quatrelle, estrema punta del Mantovano, è vicinissimo alla veneta Ficarolo e all’emiliana Stellata, ma può avere come orizzonte solo Felonica, Sermide e il resto della Lombardia, fino a Livigno. Lo stesso vale per un viadanese che non può attraversare il Po, un suzzarese per cui Codisotto è off limits, un voltese che vede Valeggio sul Mincio come un miraggio o un roverbellese bloccato prima di Mozzecane. Molti dei mantovani che abbiamo interpellato, e che si ritrovano impossibilitati a raggiungere i propri cari, auspicano che si possano rivedere le regole, magari imponendo un limite di chilometri da percorrere al posto del divieto di attraversare le linee che dividono le regioni. In tantissimi hanno subito preso d’assalto le linee telefoniche dei vari municipi per chiedere delucidazioni in merito a ciò che è lecito e ciò che, invece, è proibito. E non sono mancati duri attacchi nei confronti di chi ha adottato questa scelta, pur nella consapevolezza che l’emergenza è ancora in atto e che un’eventuale seconda ondata di contagi risulterebbe devastante per l’Italia, sia sul fronte sanitario che su quello economico. I sindaci hanno risposto come potevano, segnalando come non dipenda da loro il contenuto della Fase2. La speranza è che, comunque, tutto in queste due settimane vada per il meglio e si possa, a partire dal 18 maggio, allargare la libertà di movimento anche tra le diverse regioni italiane. Ecco alcune testimonianze.

La cantante e imprenditrice Elena Camocardi di Monzambano si divide fra mantovano, bresciano e veneto per affetti e per lavoro. «Qui siamo in un territorio toccato da tre province e due regioni. La situazione che viviamo è difficile sotto tutti i punti di vista. Per gli affetti, appunti, e anche sul fronte del lavoro. Con la mia attività frequentiamo vari mercati settimanali nel veneto. Alcuni non sappiamo ancora se e quando ricominceranno, altri invece sono ripartiti. Sono comuni vicini, come Peschiera e Valeggio Mincio. Queste limitazioni ci lasciano perplessi». La Camocardi ritiene che «per situazioni come la nostra forse serviva la soluzione delle limitazioni dei chilometri. Questo ci avrebbe permesso di lavorare e di poter raggiungere i nostri affetti». La Camocardi, impegnata come artista sulla sua pagina Facebook con momenti musicali per alleviare la quarantena, ricorda comunque «che la situazione è ancora delicata e dobbiamo stare attenti».

Maria Roverselli vive sulla punta estrema del territorio di Volta Mantovana, a 100 metri dal confine con Valeggio sul Mincio e, dunque, con la regione Veneto. «Mi pare che l'Unità d'Italia ci sia stata e invece qui siamo tornati alla divisione» esordisce la Roverselli che ha una sorella che vive poco più in là della sua abitazione, «e ormai nel Veneto. Come d'altronde la mia quotidianità è spesso orientata su Valeggio, dalla spesa ad altri negozi. Ora non è possibile, e tanto meno è possibile fare una passeggiata a sinistra del mio giardino, perché sarei nel Veneto. Mi sorella non può andare da nostra madre, che vive qui nel mantovano». Per Maria «una soluzione sarebbe potuta essere quella del chilometraggio. Ogni abitante non dovrebbe allontanarsi più di un certo numero di chilometri dalla sua abitazione. Non capiamo questa divisione fra regioni, ci pare francamente assurda».

«Mio fratello abita con la sua famiglia a Verona. Non riusciremo a vederci. Non sono arrabbiata, questa è una situazione più grande di noi e fare il legislatore in questo momento non è facile, ma sono dispiaciuta». A parlare è l’ex sindaco Antonella Annibaletti. «Roverbella è terra di confine - aggiunge - Si trova a un chilometro dal Veneto. Abbiamo parenti a un tiro di schioppo ma non ci possiamo congiungere. Sono mesi che non vedo i miei nipoti. Dal decreto mi aspettavo qualcosa in più sul tema degli affetti. Speravo che il discorso famiglia superasse la regione. Non hanno considerato chi vive nelle zone di confine, ma ci adeguiamo». Annibaletti è pronta ad affrontare «le limitazioni, i sacrifici sono altri - dice -. Penso ad esempio a chi lavora in ospedale. Questa norma credo servi per evitare che inizi un “liberi tutti”. Alla base delle scelte ci sono dei ragionamenti».

È preoccupato l’ex sindaco Sandro Correzzola che abita a Castel d’Ario ma ha la figlia e i nipoti che risiedono a Nogara, in Veneto. «Datemi la possibilità di “autocertificarmi” con la seguente motivazione: necessità di mantenere i rapporti fisici di nonni lombardi con nipoti veneti» è il suo appello. E continua: «Vivo a Castel d’Ario, terra di confine, ma non ci avevo mai fatto tanto caso. Eppure, il doppio cartello stradale che indica, superato il passaggio a livello sulla ex statale 10, la fine della Lombardia e l’inizio del Veneto comincia a preoccuparmi seriamente». Dopo il 4 maggio non lo potrà varcare. «Non vorrei andare molto lontano - dice - solo percorrere i 7 chilometri che mi separano da Nogara, dove vivono i miei due nipoti. Ma che aria ci sarà a Nogara diversa da quella che potrei trovare andando verso San Giorgio Bigarello percorrendo gli stessi chilometri?».

Dosolo dista da Guastalla solo tre chilometri, ma, a causa delle restrizioni di movimento imposte dall’emergenza sanitaria, è come se di chilometri ce ne fossero trecento. Lo sa bene Damiano Alberini, insegnante e musicista dosolese originario della località reggiana, dove ancora risiedono il papà e i fratelli: «Da due mesi – spiega – li vedo solo in videoconferenza, e ho tantissima voglia di trascorrere un po’ di tempo con loro». Il papà di Damiano, a causa di una caduta, si è incrinato alcune costole: «Sono andato un paio di volte a trovarlo per fare assistenza – nota Damiano – ma solo per pochi minuti. Speravo che le cose cambiassero un po’ con la fase 2, ma così non sarà: dovremo farcene una ragione e non correre rischi inutili, non tanto per evitare sanzioni quanto soprattutto per senso civico. Certo è paradossale che io possa andare a Sondrio e non possa attraversare il Po».

Dante Andrao, presidente del Cda della Fondazioni “Boni” di Suzzara, dopo aver ascoltato attentamente la comunicazione in tv del presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte, si è allarmato nel sentire che si possono andare a visitare i propri congiunti purché risiedano nella stessa regione. E Andrao ha subito telefonato al sindaco Ivan Ongari per avere delucidazioni in quanto ha i nipoti che abitano a 3 chilometri di distanza ma a Codisotto di Luzzara, nel reggiano al confine col mantovano. «Spero che si possa rivedere questo aspetto dei parenti di confine. Faccio più strada ad andare a fare la spesa o al lavoro che andare a trovare i miei nipotini solo perché abitano in Emilia Romagna. È tanto tempo che non li incontro. Mi sarebbe piaciuto vederli, seppure mantenendo la dovuta distanza di sicurezza, non solo sentirli al telefono».

«È una situazione paradossale e spero che il governo riveda questo assurdo provvedimento– dice il sindaco di Gonzaga, Elisabetta Galeotti –. Ho ricevuto parecchi messaggi che mi chiedevano come fare per andare a trovare i propri cari a Reggiolo o a Novellara nel reggiano. Io stessa ho una sorella che non vedo da mesi e che non posso andare a trovare e lei non può venire a trovare me e i suoi genitori. Sono i nonni e i nipotini che stanno soffrendo maggiormente la mancanza di un contatto visivo. Il telefono non basta». La Galeotti si chiede «come faranno i genitori, che devono recarsi al lavoro, ad accudire i propri figli. A chi li possono affidare? Questa situazione creerà molte difficoltà alle famiglie. Occorre rivedere il provvedimento almeno sul piano dei limiti chilometrici al confine tra regione e regione».

Tre sorelle mantovane, Valeria, Antonella e Rita Grusi, che abitano rispettivamente a Moglia, San BenedettoPo e Gonzaga, non potranno andare a trovare la quarta sorella Susanna che abita a Correggio nel reggiano. «Ci sentiamo spesso al telefono per sapere come stiamo - dicono Antonella e Valeria -. Ci siamo mandate gli auguri di Pasqua ma quello che ci manca è il contatto, il vederci. Siamo contente che mostra sorella Susanna, con la sua famiglia a Correggio stia bene, ma purtroppo fino a quando durerà questa emergenza non riusciamo ad andarla a trovare. Questa Fase 2 decisa dal governo, tra l'altro, se non abbiamo capito male, sarà sottoposta, tra una settimana a una specie di verifica. Speriamo che questa emergenza finisca al più presto».

«Non vedo i miei genitori da due mesi, io abito a Mirandola e i miei a PoggioRusco, e dopo il 4 maggio, non cambierà nulla». Queste parole descrivono la situazione che stanno vivendo molte persone tra Poggio Rusco e i paesi vicini al confine con l’Emilia Romagna. E le storie sono tante, ma tutte simili: genitori, fratelli, nonni e nipoti, ma anche fidanzate e fidanzati, che abitano a pochi chilometri di distanza ma in due regioni diverse. Basti pensare che tra le ultime abitazioni di Poggio e le prime di Tramuschio, frazione di Mirandola, ci sono pochi metri di distanza. «Non trovo giusto che chi ha parenti a Sondrio possa andare a far loro visita mentre a me, che ho i genitori a Medolla, a pochi chilometri da qui, sarà negato» dice una poggese. «Il problema c’è e ci faremo sentire perché si possano trovare delle soluzioni - dice il sindaco Fabio Zacchi - siamo un paese di confine e ci sono molte famiglie spaccate».

Sermide e Felonica si trova nella punta estrema della Lombardia, incuneata tra veneto ed Emilia, in molti hanno parenti in una di queste regioni e ora temono di non poterli riabbracciare dopo il 4 maggio. Sermide e Castelmassa sono divise solo dal Po e anche il ferrarese è a pochi passi dal Comune, e sono molti ad avere parenti stretti nei paesi confinanti, ma che si trovano in una diversa Regione. «Ho ricevuto diversi messaggi - spiega il sindaco Mirco Bortesi -. Abbiamo il Decreto con un buon anticipo, si stanno muovendo delle cose e abbiamo un po’ di tempo davanti per chiarire i punti che sono ambigui e lavorare a possibili aggiustamenti, è un cambio di marcia, rispetto a quando il Decreto arrivava all'ultimo secondo a tarda sera con le norme da attivare dal giorno successivo. Quello degli spostamenti tra Regioni per poter far visita ai parenti è sicuramente un aspetto da chiarire. Ripeto, c’è il tempo per farlo e sono ottimista».

Ci sono famiglie che vivono in comuni limitrofi a 5 chilometri di distanza, altre a 15. Percorsi brevi da raggiungere, ma fuori provincia e fuori regione, poiché Ostiglia è paese di confine tra province e regioni. E col nuovo decreto, figli che vivono a Legnago, in Veneto, e distano poche decine di chilometri da Ostiglia, non potranno raggiungere i genitori nel comune di origine. Una incongruenza di questo Decreto che ha fatto arrabbiare molti. Anche il vice sindaco Omero Vinciguerra testimonia il disagio: una delle figlie abita a Rimini e non la incontra ormai da oltre due mesi. Decine le domande rivolte anche al sindaco nella diretta Facebook del lunedì alle 18.30. Soprattutto di nonni che potrebbero supportare le famiglie e tenere i nipoti quando i figli sono al lavoro, dal momento che le scuole sono chiuse, ma non possono farlo perché abitano in un'altra regione, paradossalmente più vicina di Milano.

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