Mantova, la cura del plasma finisce sotto la lente dei Nas

Il nucleo antisofisticazioni ha chiesto informazioni sulla donna incinta guarita. De Donno: «È tutto in regola»  Il manager Asst Stradoni: «Somministrata fuori protocollo in ambito compassionevole»

MANTOVA. «Se qualcuno crede di scoraggiarmi, non ci riuscirà». La frase nel post pubblicato dal dottor Giuseppe De Donno sul suo nuovo profilo Facebook (il primo non gli concedeva più amici arrivati ormai al limite, ndr) ha messo in fibrillazione il nutrito esercito dei suoi sostenitori, soprattutto coloro che credono nella plasmaterapia portata avanti dal primario della pneumologia del Poma insieme al collega Massimo Franchini e in stretta collaborazione con il San Matteo di Pavia, ospedale capofila della sperimentazione.

Ma che cosa avrà voluto dire il doc più social del Poma, ormai diventato il portavoce in camice bianco dell’Asst di Mantova e dei risultati ottenuti in questi primi due mesi di emergenza sanitaria? Alcuni hanno letto in quella frase la recente schermaglia avuta con il virogolo di fama nazionale, Roberto Burioni, che sempre attraverso i social aveva scritto che era presto per cantare vittoria sul plasma, che bisognava attendere il risultati dell’analisi finale e che la terapia era vecchia di almeno un secolo. De Donno aveva risposto a Burioni immediatamente con un’alzata di spalle e sottolineando che lui sarebbe andato avanti per la sua strada.

Altri hanno invece letto quella frase come una sorta di preoccupazione dopo l’interessamento dei Nas sulla vicenda della donna incinta guarita dopo le infusioni di plasma iperimmune. «No – precisa lo stesso De Donno – non sono affatto preoccupato. I Nas hanno fatto una semplice telefonata in ospedale per raccogliere sommarie informazioni su quello che stavamo facendo. Dopo quella telefonata non ho più sentito nulla e sono già trascorsi alcuni giorni. Abbiamo da poco terminato la fase uno della sperimentazione con risultati soddisfacenti. Dovevamo arruolare 50 pazienti e lo abbiamo fatto, ora attendiamo l’elaborazione dei dati spediti a Pavia e la pubblicazione scientifica per proseguire con la fase successiva. E nel frattempo continuiamo ad arruolare pazienti, per i quali però ora dobbiamo chiedere l’autorizzazione per ciascuno di loro ogni volta al comitato etico per un uso compassionevole o come diciamo noi off-label, insomma in deroga. Inoltre siamo pronti con altri studi multicentrici».

Sabato 2 maggio il primario pneumologo ha svelato sempre su Fb il suo prossimo sogno professionale: creare a Mantova un centro-comitato di ricerca etico indipendente per proseguire la ricerca sul plasma e fare altre ricerche a Mantova. «È arrivato – ha sottolineato – il momento di realizzarlo». Immediata la risposta del sindaco Palazzi: «Sono pronto ad aiutarlo».

Anche il direttore generale Raffaello Stradoni conferma che i Nas si sono interessati alla vicenda della donna incinta guarita con il plasma. «No so perché i Nas abbiano chiamato ma sono totalmente tranquillo. Il protocollo sulla sperimentazione è rigido e consente il trattamento solo su alcuni pazienti che devono avere certi criteri. So che la gestante in questione non rispondeva a queste caratteristiche, ma era molto grave e rischiavamo di perderla, per cui abbiamo somministrato la cura off-label, in ambito compassionevole e l’abbiamo salvata. Non mi risulta comunque che i carabinieri del Nas abbiano sequestrato le cartelle cliniche, hanno solo fato una telefonata». Il protocollo sull’uso del plasma iperimmune ricco di anticorpi donato da pazienti guariti dal coronavirus prevede che la somministrazione sia consentita in caso di seri problemi respiratori e su una determinata categoria di pazienti. «Non comprende le donne incinte – chiarisce ancora Stradoni – ma quel caso rischiava di finire male e quindi abbiamo proceduto e abbiamo salvato una vita, anzi due. Per noi è tutto regolare». 

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