Addio a Luca Nicolini, è morto il "papà" del Festivaletteratura

Si è spento a 66 anni dopo una lunga malattia il presidente del comitato organizzatore della manifestazione che ha riportato Mantova al centro del mondo. Il cordoglio di Mattarella: "Intellettuale garbato e raffinato"

MANTOVA. Si è spento dopo aver lottato per mesi con la malattia Luca Nicolini, 66 anni, presidente del comitato organizzatore di Festivaletteratura. La sua vita è stata dedicata alla cultura, tra Libreria Nautilus e la sua creatura, il festival che ha portato Mantova al centro del mondo. Accanto a lui fino all’ultimo la moglie Carla e i figli.

Alla tradizionale festa conclusiva del Festivaletteratura, l’8 settembre scorso, Luca Nicolini aveva come sempre alzato i calici assieme ai colleghi del comitato organizzatore per celebrare l’ennesima edizione di successo e con la mente già proiettata verso l’anno successivo. Ma la prossima edizione non lo vedrà come protagonista: un male inesorabile, manifestatosi all’improvviso, se l’è portato via in pochi mesi, lasciando Mantova, ma anche l’Italia intera, orfana di uno dei protagonisti della sua vita culturale. Sì, perché Nicolini, da sempre, ha rappresentato l’immagine pubblica del Festivaletteratura, presidente del comitato organizzatore da primus inter pares.

Era il 1997 quando un gruppo di otto persone (oltre a Luca, la moglie Carla Bernini, e poi Laura Baccaglioni, Annarosa Buttarelli, Francesco Caprini, Marzia Malerba, Paolo Polettini e Gianni Tonelli) diede vita a una manifestazione nata per mettere in contatto scrittori e lettori, riscuotendo un enorme successo, tanto da risultare la più imitata in Italia tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo. Un format non originale, certo, ma che a Mantova ha attecchito in modo ideale. D’altra parte, se gli otto “amici al bar” come a suo tempo si autodefinirono (in realtà ciascuno con precise competenze specifiche), non avessero accolto il suggerimento partito da uno studio realizzato dalla società Comedia, partendo per il Galles, destinazione Hay-on-Wye, per toccare con mano la realtà di un festival letterario organizzato in una piccola cittadina, Mantova ora non conquisterebbe ad ogni inizio settembre la ribalta delle cronache nazionali, sulla carta e in televisione.

Sempre misurato nei suoi interventi, ma non gli mancava certo l’incisività, riuscendo a mandare messaggi chiari anche senza polemizzare. E in ventitrè anni non sono certo mancate le occasioni, avendo a che fare con un mondo, come quello degli autori, dove il protagonismo spesso è di casa. Lo stesso discorso può essere applicato ai rapporti con la politica: negli anni, il Festival è riuscito gradualmente a far pendere la bilancia dei finanziamenti più dalla parte dei biglietti e degli sponsor, piuttosto che da quella dei contributi pubblici. Ma anche nei confronti degli amministratori, Nicolini ha saputo muoversi abilmente e con chiarezza. Al punto da venire preso in considerazione, nel 2005 (ma anche in seguito), come possibile candidato alla poltrona di sindaco di Mantova, declinando, peraltro, l’invito.

Forse Mantova, per questo “no”, ha perso un valido amministratore. Ma sul fronte della cultura, ha certamente guadagnato. La vita di Luca Nicolini, peraltro, ha avuto i libri come filo conduttore. Figlio del notaio Giuseppe, detto “Peppo”, da sempre leader d’opposizione in un consiglio comunale con sindaci di sinistra. Luca in un’intervista ha raccontato di considerarsi un “ex voto”: dopo un incidente d’auto, nel 1951, sua madre, tra la vita e la morte, giurò che avrebbe cercato un altro figlio nel caso in cui si fosse salvata.

E Luca nacque il 28 ottobre 1953. Ha avuto una formazione cattolica (il fratello Giovanni, sacerdote, è assistente nazionale delle Acli), alimentata dal passaggio negli scout del Mantova 2 con don Giovambattista Tenca. All’università di Bologna, l’incontro con Carla. Lui studia Storia, lei Filosofia: Luca chiede a Carla di aiutarlo nella preparazione di un esame e scocca la scintilla. La carriera di libraio, invece, comincia nel 1979, l’anno dopo la morte del padre.

La Libreria Nicolini apre in via Principe Amedeo, sotto i portici dell’Ariston, come trasformazione della Libreria Greco (che riaprirà poi in via Mazzini). Col tempo, le dinamiche del settore, ora praticamente in mano alle grandi catene, suggeriscono alleanze tra “piccoli”: ecco, allora, che Nicolini e Greco (ora di proprietà di Renato Cervi) decidono di allearsi e, insieme, aprono la Libreria Nautilus in piazza 80° Fanteria, nei locali di quella che a lungo fu la più nota boutique, Fanny.

Apre ufficialmente il Festivaletteratura 2017. Nicolini: "Il nostro festival sempre più internazionale"

È il 1994 e il Festivaletteratura ancora non è stato concepito, ma Nicolini ha avuto nel frattempo un ruolo importante nella nascita della Cooperativa Librai Mantovani, un’alleanza tra commercianti con l’obiettivo di fare rete e gestire situazioni anche al di fuori delle singole aziende. Il 1997 porta con sè il Festivaletteratura e da allora il nome di Luca Nicolini è indissolubilmente legato alla manifestazione settembrina, che riceve il riconoscimento del pubblico e miete allori a volontà: il premio Cenacolo “Editoria e innovazione” di Assolombarda con la giuria presieduta da Umberto Eco, il premio per la promozione del libro e la lettura, assegnato dal ministero per i Beni culturali, il premio Venezia per la comunicazione. Nicolini viene chiamato anche tra i 400 giurati del premio Strega. Non dimentica, però, il suo spirito di solidarietà, che lo porta, nei momenti liberi, a compiere volontariato alla mensa della Caritas.

Il Festivaletteratura cresce anno dopo anno, ma il comitato organizzatore, sempre con Nicolini a fare da portavoce, rifiuta sempre di modificarne le linee essenziali, a prtire dal format sviluppato su cinque giornate.
Nel 2009, un’altra svolta professionale: la Nautilus sceglie di cercare una partnership e nasce l’accordo con Librerie Coop. La libreria chiude per due mesi e riapre con la nuova livrea, ma sempre con Luca e Carla a dirigerla, assieme ad altri sei colleghi. Questo fino al giugno scorso, quando Luca decide di andare in pensione, come Carla aveva già fatto l’anno precedente.

Una pensione con la consapevolezza che l’impegno nel mondo dei libri era destinato a continuare: «Abbiamo avuto la fortuna di desiderare di fare, ed anche di fare, per molti anni, questo mestiere. Ufficialmente andiamo in pensione, ma in realtà non sarà così» è la frase di congedo. Poi la festa, con bicchierata davanti al negozio, con ospite, tra gli altri, Beppe Severgnini, un’amicizia consolidata in tanti anni di Festival. L’inizio di un nuovo capitolo, una nuova fase della vita che è stata interrotta troppo presto.

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