La pesca prova a ripartire, sì alle semine straordinarie

La Fipsas al lavoro per ripopolare le acque territoriali e invogliare gli appassionati. Calendario agonistico rinviato, resta attivo il servizio di contrasto al bracconaggio

MANTOVA. A subire i contraccolpi dell’emergenza coronavirus è stata senza dubbio anche la pesca, agonistica ed amatoriale. Un settore radicato in una provincia come la nostra. Basti pensare che gli affiliati alla sezione locale della Fipsas sono oltre 10mila. «Cercheremo di recuperare il tempo perduto – spiega il presidente Carbonello Boccola – stiamo elaborando molte idee in proposito e la principale è quella di provvedere a una serie di semine straordinarie di pesce di qualità nelle nostre acque. Definiremo nei prossimi giorni modalità e luoghi più adatti per i ripopolamenti di pesci pronta pesca, in modo da invogliare il ritorno all’attività di tanti appassionati, che vengono anche da fuori provincia. Prima dello stop avevamo richieste per oltre 15mila presenze distribuite in sei mesi».

La voglia di pesca è tanta, anche perché di gare e trofei sociali si riparlerà nel 2021. «La Fipsas nazionale ha spostato all’anno prossimo i campionati nazionali e internazionali. Di rimando anche tutti gli organi periferici, come il nostro, hanno rinviato al 2021 l’intero calendario agonistico. La pesca è comunque considerata attività sportiva e grazie all’ultima delibera regionale sarà possibile praticarla individualmente, con le dovute precauzioni, entro i confini regionali». Infine c’è da ricordare l’opera di vigilanza sul territorio da parte delle guardie ittiche volontarie, fondamentale nel contrastare il fenomeno del bracconaggio.

«Non solo, i nostri 40 volontari svolgono un lavoro basilare per la salvaguardia ittica recuperando quantitativi di pesce che, quando i Consorzi di bonifica sospendono l’irrigazione, sarebbero destinati a morire. Per recuperare il tempo perso a causa di quest’emergenza confidiamo che Regione e Provincia rivedano i piani già precedentemente approvati per il 2020, che prevedevano una divisione in bacini da mettere a bando per le gestioni: stravolgerebbero l’impianto preesistente creando criticità a livello normativo».

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