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Coronavirus, carabinieri nelle case di riposo mantovane: la relazione dei blitz è in Procura

Verifiche sui decessi accertati per Covid e sulle morti di anziani per problemi polmonari che non hanno avuto il tampone

MANTOVA. È arrivato sul tavolo della Procura il faldone costruito dai carabinieri dopo i sopralluoghi in dodici case di riposo della provincia. I controlli, eseguiti dai militari di via Chiassi e dai Nas di Cremona, avevano l’obiettivo sia di far luce sulle morti nelle rsa causate dall’infezione da Covid-19, come accertato dai tamponi positivi effettuati sui malati, ma anche sull’impennata di decessi degli anziani con sintomi da febbre e polmonari. Morti quasi di seconda serie. Dimenticati, persino esclusi dalle statistiche sulla pandemia, solo perché non hanno avuto il privilegio del tampone poco prima di essere sopraffatti.

Il nodo centrale è capire cosa è successo a fine febbraio: il ritardo nell’approntare lo stato di emergenza sanitaria, nella distribuzione dei dispositivi di protezione per evitare il contagio del coronavirus potrebbe essere stato la causa dell’alto numero di decessi? E’ questa la domanda attorno a cui hanno ruotato le indagini dei carabinieri. Che non si sbilanciano. «Abbiamo stilato una relazione generale che ora sarà vagliata dalla Procura»: è il commento più che neutrale degli investigatori del nucleo antisofisticazione di Cremona, che oltre agli accertamenti oculari e testimoniali, hanno acquisito anche le cartelle cliniche degli anziani deceduti.


Che ci sia stata una evidente inerzia in diverse strutture per anziani di tutta la provincia a organizzare zone rosse Covid, ad avvisare i parenti, a mettere gli operatori sanitari nelle condizioni di lavorare in sicurezza è un dato di fatto. È successo in alcune rsa del Mantovano come nel resto d’Italia. «Nessuna malafede, solo la mancanza della reazione immediata che la virulenza del virus avrebbe richiesto» questa un’ipotesi che dovrà essere valutata dai magistrati. Se lo scoppio dell’epidemia in ogni struttura fosse collegabile con certezza alla carenza delle protezioni accertata negli ultimi dieci giorni di febbraio si configurerebbe il reato di epidemia colposa.

Se invece, ipotesi altrettanto plausibile, le morti si sono registrate dopo diverse settimane, oltre la porta dei quindici giorni, nessuna responsabilità potrà essere attribuita ai gestori.
 

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