Coronavirus e sicurezza sul lavoro: verso un protocollo mantovano

Pronta la bozza delle misure anti-contagio per le aziende della provincia chieste dai sindacati agli enti di controllo. Mantovanelli (Cgil): "Preoccupati per i luoghi di lavoro dove non è presente il sindacato, bene i controlli ma ora si vada avanti" 

MANTOVA. Proposto da Cgil, Cisl e Uil il 30 aprile al comitato territoriale per la sicurezza sul lavoro dedicato all’emergenza sanitaria, prende forma il protocollo anti-Covid per le aziende mantovane sull’esempio di quelli già creati nelle province di Bergamo e Brescia. Il 15 maggio Ats ha inviato una prima bozza a Inail, Ispettorato del lavoro, associazioni datoriali, sindacati e prefettura che ora apporteranno le eventuali modifiche o integrazioni per arrivare a un testo condiviso.

«L’obiettivo è di tutelare i lavoratori – spiega il responsabile sicurezza della Cgil Mauro Mantovanelli – adattando le misure alla realtà delle aziende mantovane e risolvere alcuni nodi. Ad esempio secondo noi le mascherine dovrebbero essere indossate sempre e non solo negli spazi comuni come previsto. Visto che la Regione le impone persino ai bambini sopra i 6 anni, non si capisce perché non debba essere così anche nei luoghi di lavoro».



Intanto alla seconda settimana della cosiddetta fase 2 e della riapertura totale delle attività produttive, è ancora difficile per i sindacati avere un quadro complessivo delle misure messe in atto a protezione dei lavoratori in tutta la provincia. «Ed è quello che ci preoccupa – spiega Mantovanelli – riusciamo a monitorare in modo preciso il livello di sicurezza rispetto al rischio biologico da Covid-19, solo nelle aziende dove ci sono Comitati costituiti ufficialmente come previsto dal protocollo firmato tra governo, sindacati e associazioni datoriali i 14 marzo e aggiornato il 24 aprile». E il numero non è granché: 160 quelli registrati dalla Cgil «prevalentemente in aziende sindacalizzate» su circa 25mila in attività per un totale di 100mila dipendenti.

«Insomma abbiamo una visione solo parziale – prosegue il sindacalista – Dove sono stati costituiti i comitati oggi la situazione è migliorata. Di massima i protocolli vengono rispettati anche se non mancano discussioni o comportamenti ancora sbagliati, ma che siamo in grado di monitorare o comunque di segnalare agli enti preposti al controllo». In tutto una ventina le ditte “segnalate” all’Ats da via Altobelli dall’inizio dell’emergenza e una, metalmeccanica, proprio in questi giorni. «Il problema è: cosa succede nelle aziende dove i sindacati non sono presenti? Non lo sappiamo e questo ci preoccupa».

Resi obbligo di legge dal dpcm del 26 aprile, i Comitati chiamati a vigilare sull’applicazione delle misure anti-contagio devono essete composti da azienda, rappresentanze sindacali e Rls o in alternativa deve essere istituito un Comitato territoriale: «Sarebbe importante che le associazioni datoriali sollecitassero gli imprenditori a costituirli, ma più determinanti sono i controlli a tappeto e una attenzione presente e pressante delle istituzioni».

Controlli intensificati con la creazione da parte del prefetto del nucleo ispettivo anti-Covid che sta passando al setaccio i luoghi di lavoro. «Se a inizio emergenza i controlli – conclude Mantovanelli – sono stati veramente pochi per carenza strutturale di organico degli enti e direttive non adeguate della Regione, da fine aprile grazie alle azioni e denunce del sindacato si sta, almeno nelle intenzioni, cambiando passo. Ora attendiamo l’esito degli interventi per conoscere il reale stato di sicurezza sul territorio e siamo in attesa di una mappatura di Ats, impegnata a visionare gli oltre 500 questionari ricevuti dalle aziende». Infine un appello: «Che il nucleo ispettivo venga prorogato». La sua scadenza è il 17 maggio.
 

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