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Vita da condòmini a Mantova: «L’amministratore come confessore»

L’isolamento ha esasperato le relazioni nei palazzi E resta il nodo delle assemblee: «Telematiche non valgono»

Igor Cipollina
2 minuti di lettura

MANTOVA. I delatori lesti a denunciare il vicino avvistato senza mascherina negli spazi comuni, o le famiglie assembrate in cortile. Gli ostinati all’ennesima carica del cancello da sistemare perché cigola, come se fuori il mondo non si fosse fermato per la minaccia del contagio. Già di norma microcosmi turbolenti, attraversati spesso da relazioni tese, durante la fase 1 i condomini si sono trasformati in laboratori sociali. E se la fase 2 ha spezzato l’isolamento, resta da sciogliere il nodo delle assemblee, vietate in presenza perché costituiscono un assembramento e problematiche da remoto perché facilmente impugnabili, più una serie di affanni che curvano la linea del futuro in un punto interrogativo.

«Molti condòmini chiamano, se possibile, anche più di prima, vogliono essere confortati. Alle volte le telefonate diventano confessioni, altre delazioni – riferisce Desirèe Longhi, fondatrice di Living-H24, società che gestisce una sessantina di condomini in tutta la provincia – Non si è mai fermata la parte amministrativa, ma tutto il resto è stato rallentato. A parte l’emergenza, come la necessità di uno spurgo per disotturare una colonna o l’intervento dell’ascensorista. Il Covid-19 produrrà ripercussioni sul lungo periodo, i lavori straordinari potrebbero subire slittamenti per difficoltà economiche sopraggiunte».

Le assemblee? «Si possono svolgere in modalità telematica ma devono essere ratificate alla prima assemblea utile, per il momento le associazioni di categoria non si sono ancora espresse in modo netto sul punto» confermano Longhi e il suo collaboratore Antonio Borini. Insomma, sono tempi duri per gli amministratori, costretti a galleggiare sulla linea dell’ordinario e a ripetere che assicurazioni, bollette e certificazioni vanno comunque pagate. Racconta Longhi di avere approfittato di questa sosta forzata per fare formazione, sistemare il programma di contabilità condominiale e svecchiare il sito internet di Living-H24, che quest’anno compie 15 anni: «Quando ho iniziato la professione era molto più semplice, bastava davvero agire con il criterio del “buon padre di famiglia” come recita il codice civile. Poi, nel corso degli anni, l’amministratore è stato caricato di onere aggiuntivi, fino alla riforma del condominio che ha rivoluzionato un ruolo fermo da circa 70 anni. Bisogna essere professionali, ma senza smarrire l’umanità».

«Nella gestione di questa emergenza il Governo ci ha dimenticato, trascurando che il 70% degli italiani abita in condominio. Solo nella provincia di Mantova abbiamo un parco condomini di 3/4mila immobili» denuncia Adriano Bonaldo, referente dell’associazione di categoria Anaci. Il guaio è che l’esigenza di liquidità in caso di nuovi adempimenti, ad esempio sul fronte della pulizia degli spazi comuni, si scontra con la rarefazione dei versamenti dei condòmini. Sia per affanno effettivo sia per la furbizia di chi si rifiuta di pagare «perché l’assemblea non è stata ancora indetta». E si torna al problema delle riunioni in videoconferenza, dal dubbio valore legale. «Ma le rate vanno pagate – insiste Bonaldo, che con il suo studio gestisce una settantina di immobili – non si può discutere su questo. Come ci regoliamo? Per l’ordinario facciamo riferimento al vecchio preventivo, e poi ci sono gli interventi d’urgenza che sono sempre dovuti».

«Se l’isolamento ha esasperato gli animi? Sì nei condomini litigiosi, no negli altri. In generale mi chiamano meno. E sì, temo che i morosi si appiglieranno all’emergenza per continuare a non pagare» risponde Sandra Pignatta, che amministra una decina di palazzi in città. Se fosse un film, potrebbe intitolarsi “Scene da un condominio”: coltelli e abbracci, come in ogni famiglia che si rispetti.

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