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Nubi sulla ricostruzione otto anni dopo il sisma

Rifatto il 72% delle abitazioni e 2 edifici pubblici su 3 finanziati. In 140 fuori casa. Ma con lo stop ai tecnici nei comuni e il Covid 19 cresceranno tempi e spese 

MANTOVA. Otto anni dopo quelle interminabili scosse che risvegliarono d’improvviso la pianura padana, la ricostruzione sismica deve affrontare due problemi per evitare un inatteso allungamento dei tempi ed alla crescita dei costi. Lo stop ai tecnici in aiuto ai Comuni e l’emergenza Covid rischiano di trasformarsi in importanti criticità potenzialmente molto impattanti. Una preoccupazione che il Commissario delegato per l’emergenza sisma ha messo nero su bianco nella relazione semestrale annunciando che d’ora in poi occorrerà «una mirata gestione dell’approvazione dei progetti e della spesa volta a salvaguardare l’attività sin qui svolta e a mettere in sicurezza i progetti non ancora coperti da finanziamento». Insomma, si rischia di perdere parte di quanto fatto sinora e non dare soddisfazione a tutti i richiedenti. Una situazione che farebbe fare un passo indietro rispetto alle aspettative degli scorsi anni e dei risultati sinora raggiunti.



Un miliardo di danni

Il punto di partenza sono i danni provocati dalle scosse telluriche del 20 e 29 maggio 2012. I fondi complessivamente destinati alla ricostruzione in Lombardia sono il frutto di un progressivo aggiustamento nel tempo in forza di un’iniziale sottovalutazione del danno effettivamente occorso nel nostro territorio la cui stima iniziale ammontava a quasi 1 miliardo di euro.



La ricostruzione privata

È quella più avanti. Ad oggi il 97% delle domande è stata vagliata ed il 72% delle case circa 800, è stata ricostruita. Se fuori casa a fine 2012 erano quasi 1.200 persone, ora sono 140, venti delle quali a Moglia. Anche per le attività produttive, si è ormai quasi a compimento: entro il prossimo anno il 94% dei lavori sarà terminato

Il pubblico più indietro

La scelta di privilegiare il rientro nelle case e la ripartenza dell’economia ha penalizzato la ricostruzione pubblica. Ad oggi solo il 25% degli interventi è stato completato. E anche al termine dello stato d’emergenza, a fine 2021, due lavori su tre saranno ancora da chiudere. Restano municipi (Quistello, Poggio Rusco, Moglia), scuole (Poggio Rusco, Moglia, Pegognaga), ma anche chiese e teatri da completare. Attualmente, oltre agli edifici religiosi (40 milioni destinati complessivamente dalla Regione), sono aperti 49 cantieri e 19 sono i progetti in via di esame.

Il ponte sul po

Un capitolo a parte merita il ponte di San Benedetto Po. Il cantiere, gestito dalla Provincia, ha necessità di ulteriori finanziamenti oltre ai 30 milioni dati inizialmente. Nel corso del 2019, la Provincia di Mantova ha chiesto alla Gestione Commissariale il riconoscimento dei danni occorsi al ponte a causa del sisma quantificandoli in circa 5,3 milioni di euro. La Struttura Commissariale ha svolto la propria istruttoria e ha recentemente riconosciuto un nesso di causalità con il sisma, ma poiché la richiesta è pervenuta al di fuori di specifici bandi, la somma sarà erogata solo dopo aver coperto gli altri progetti presentati ed inseriti in precedenti bandi legati alla ricostruzione.

I beni culturali

Provincia ricca di testimonianze storico artistiche. il Mantovano ha sofferto numerosi danni al suo patrimonio. Sono 19 i Bei culturali per i quali si è prevista la messa in sicurezza e il ripristino. Di questi cinque sono già progetti definitivi che hanno ottenuto complessivamente tre milioni di euro (Oratorio di Campione a Bagnolo San Vito, Teatro Olimpico a Sabbioneta, Chiesa della Beata Vergine del Carmine a Sabbioneta, Chiesa di Corte Torriana a Serravalle a Po, Oratorio di Villa Arrigona a San Giacomo delle Segnate

I centri storici

Altri 32 milioni sono stato invece destinati alla ricostruzione dei centri storici, per le loro potenzialità culturali, ma anche sociali. L’idea è quella che non serve rifare gli edifici, se poi non sono vissuti dalla gente che vi abita. Quindi sì alla riapertura delle attività, dei negozi in progetti che vadano assieme ai ripristini del tessuto urbanistico.

L’impegno regionale

Concedere ai Comuni la possibilità di continuare ad avvalersi di tecnici esterni, almeno sino al 31 dicembre 2021 - termine dello stato di emergenza; allargare le maglie di utilizzo dei fondi già a disposizione della Gestione Commissariale e offrire parte della copertura degli extra costi generati l’emergenza sanitaria Covid-19 . Questi gli impegni della Regione per l’anno in corso. —


 

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