Mantova, le categorie economiche battono cassa: «Liquidità subito e infrastrutture»

Incontro con la Regione: «Mantova non può essere più periferia». E i costruttori edili lanciano l’allarme-mafia

MANTOVA. «Ma tra sei mesi come saremo messi?». La domanda del presidente Cna, Massimo Randon, resta sospesa nella sala del MaMu. «Perché ora si prova tutti a ripartire, ma poi, senza liquidità, si chiude». L’interrogativo è per il presidente del Consiglio regionale, Alessandro Fermi, che sta girando i territori insieme al suo ufficio di presidenza. Tour simbolico, in segno di vicinanza, ma anche un confronto pratico, perché la gestione dell’emergenza richiede risposte rapide a esigenze concrete. A bisogni impastati di lacrime e rabbia, che attraversano tutte le categorie produttive e le istituzioni del territorio.

Le più urgenti: liquidità immediata, meglio se attraverso contributi a fondo perduto, e infrastrutture adeguate, perché se già prima del virus Mantova era periferia, adesso rischia di rimanere definitivamente tagliata fuori, come avverte il presidente della Camera di commercio, Carlo Zanetti. Liquidità che per i Comuni deve tradursi in soldi per finanziare la spesa corrente, e non solo gli investimenti, scandisce il vicesindaco del capoluogo Giovanni Buvoli. E poi c’è l’allarme per le infiltrazioni mafiose, lanciato da Nadia Menoni dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), e amplificato da Giorgio Spezzaferri per la Prefettura. La florida Lombardia si è già scoperta vulnerabile agli appettiti criminali, e adesso che è in affanno spinto il rischio è che la mafia finisca di mangiarsi ogni cosa. Le imprese insieme all’economia domestica delle famiglie senza più soldi. E sempre al tema della liquidità si torna.

Ad avvertire della minaccia che l’emergenza sanitaria si traduca in terremoto sociale è il presidente di Confcommercio, Ercole Montanari, che pone il tema della «valorizzazione integrata di commercio, ristorazione e filiera agroalimentare», insieme alla promozione coordinata e sovraregionale del turismo sul lago di Garda e al rilancio del Po. Frustrazione, rabbia, smarrimento si alternano nel corso dei vari interventi e, spesso, anche in bocca ai singoli interlocutori.

Lorenzo Capelli di Confartigianato ricorda che soltanto il 2% delle richieste di prestiti fino a 25mila euro (garantiti dallo Stato) ha avuto risposta, e questo mina la fiducia nelle istituzioni. «O alle piccole e medie imprese si garantisce l’accesso al credito velocemente, oppure non apriranno più». Cosa può fare la Regione? «Intervenire attraverso Finlombarda (la società finanziaria in house di Regione Lombardia, ndr)» incalza Randon. A chiedere certezza rispetto all’ammontare delle risorse, meno confusione normativa e risposte veloci, si aggiunge Davide Cornacchia di Confesercenti.

Contro la lentezza e le pastoie burocratiche si esprime anche il direttore di Confindustria, Maurizio Migliarotti, che invita a una maggiore sintonia «tra chi scrive le norme e chi le gestisce», e sollecita una soluzione anche al problema delle infrastrutture digitali. Aspro l’intervento del presidente della Provincia, e sindaco di San Giorgio Bigarello, Beniamino Morselli, che denuncia «l’accavallamento di norme, decreti e ordinanze spesso in contraddizione tra loro» e pretende più ascolto per i Comuni.
 

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