Due anni in viaggio da un Polo all’altro: bloccati dal lockdown a sud della Patagonia

L’incredibile avventura di Diana di Buscoldo e del compagno Marco: «Da 65 giorni parcheggiati in camper in un campo sportivo» 

IL RACCONTO

La buona notizia è che il loro lungo viaggio attraverso le Americhe, l’hanno concluso. La brutta è che, causa pandemia, sono rimasti bloccati in un luogo sperduto della Patagonia e non riescono a rientrare per mancanza di voli.



Parliamo di Diana Barbieri, 34enne bartender di Buscoldo e del compagno, Marco Dominici, 32, body painter ferrarese di Massa Fiscaglia.

Abbiamo già raccontato di loro: Diana e Marco sono fotografi, bloggers e youtubers e di condividere le meraviglie del mondo hanno fatto una missione.



Sette anni fa Diana e Marco hanno fatto le valigie e hanno lasciato casa, famiglia, certezze. Da allora sono viaggiatori a tempo pieno in giro per il mondo. I Balcani e la Turchia in autostop, l'Asia zaino in spalla e con i mezzi di trasporto locali, l'Australia e la Nuova Zelanda con una station wagon.



La loro ultima avventura li ha impegnati in un lungo viaggio in camper alla scoperta del continente americano, dal punto più a Nord, l’Alaska a quello più a sud, Ushuaia in Patagonia. Alla fine ce l’hanno fatta: 662 giorni e 81.016 chilometri, tra mille avventure, un sacco di imprevisti e pure di rischi.

Ci raccontano come: «A Miami abbiamo comprato un van furgonato e l'abbiamo allestito a camper da soli, in 25 giorni. Dalla Florida abbiamo guidato fino al punto più a nord del pianeta, raggiungibile in auto, Prudhoe Bay in Alaska. Da lì è iniziata la vera sfida, il nostro viaggio "dall'Alaska all'Antartide via terra e mare", attraverso la famosa strada Panamericana, anche conosciuta come l'on the road più lungo del mondo».

Dopo aver rotto la trasmissione automatica del loro mezzo nell'Amazzonia, dove hanno dovuto fermare tutti i camionisti di passaggio per una settimana in cerca di aiuto, sono rimasti bloccati due mesi a 4100 metri a La Paz, nel mezzo della guerra civile boliviana, nascosti nel loro van in un'officina meccanica, attendendo il momento in cui si sarebbero sollevati i blocchi stradali per fuggire in Cile.

Dopo molte peripezie hanno raggiunto Ushuaia e tagliato il loro traguardo, ma la felicità è durata poco: l’emergenza coronavirus è arrivata mentre i due fidanzati stavano risalendo la costa atlantica, bloccandoli nuovamente.

A Trelew, piccola cittadina della Patagonia Argentina, è scattato un rigidissimo lockdown. «Da 65 giorni siamo parcheggiati in questo campo sportivo abbandonato, senza avere accesso ai servizi come l'acqua calda; sta arrivando l'inverno e i freddi venti patagonici raggiungono alte velocità, è una delle regioni piu ostili dal punto di vista climatico. Siamo anche sprovvisti di una connessione internet wifi, fondamentale per proseguire con il nostro lavoro».

L'Argentina ha proibito tutti i voli commerciali fino a settembre, lasciando spazio solo per voli di rimpatrio umanitario che partono però da Buenos Aires e che sono quindi irraggiungibili per i due viaggiatori, a 1500 km più a sud e impossibilitati a guidare per via delle restrizioni che hanno congelato il paese.

Inoltre, quella Argentina è al momento la quarantena più lunga del mondo, ben 80 giorni (Wuhan è seconda con 76 giorni).

«Siamo almeno una decina gli italiani in Patagonia, e altri sono nell'estremo nord del paese, tutti troppo lontani per raggiungere la capitale, Buenos Aires, nelle sole 48 ore che intercorrono tra l'emissione dei biglietti e la partenza del volo - spiegano Diana e Marco - Chiediamo che i biglietti siano resi disponibili per la prenotazione con almeno 4 o 5 giorni di preavviso, in modo che a tutti sia data la possibilità di rientrare». «Intanto, supereremo anche questo momento. Questo viaggio ci ha forgiato». —

Daniela Marchi

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