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Mantova, la Rianimazione respira: è rimasto un solo paziente e presto verrà dimesso anche lui

Soddisfazione al Poma per il duro lavoro compiuto nelle terapie intensive. Ma un reparto resterà sempre attrezzato. E al pronto soccorso solo l'8% degli ingressi è Covid, nei giorni del picco era il 95%  

MANTOVA. Difficile scorgere l’espressione dietro la mascherina e la visiera, ma gli occhi tradiscono un sottile sorriso di soddisfazione dopo quasi tre mesi di lotta contro il nemico invisibile.

I medici della Rianimazione del Carlo Poma oggi tirano un respiro di sollievo: l’unico paziente rimasto in reparto, con patologia cronica, nel giro di poche ora sarà trasferito in un’altra divisione meno intensiva dell’ospedale di Mantova. E questo per loro è un successo, un successo enorme.


Ma il loro lieve sorriso si spegne subito quanto il ricordo torna a quei «maledetto giorni» di metà marzo quando al Carlo Poma erano stati allestiti quattro reparti di Rianimazione, tre Covid e uno normale, o “pulito” come lo chiamano i camici bianchi.

Giorni difficili, quasi impossibili da gestire, per la presenza di una trentina di pazienti gravi da seguire contemporaneamente, la maggior parte dei quali intubati. E con tutti gli altri in arrivo che spingevano dietro la porta del reparto alla disperata ricerca di un posto letto. Totale morti dall’inizio della pandemia una ventina, contro gli oltre ottanta ricoveri in reparto. Una mortalità del 34%, contro la media regionale nelle altre Rianimazioni lombarde del 46%.Un dato che aveva fatto dire al primario Gianpaolo Castelli «dispiace per le persone che non siamo riusciti a salvare, ma erano troppo gravi, soddisfazione per il lavoro fatto da una squadra di professionisti che non ringrazierò mai abbastanza».

Allarme cessato? Macché, al Poma mantengono sempre “armata” una sezione della Rianimazione con tutte le apparecchiature pronte ad essere riaccese in caso di un ritorno ad una fase che nessuno si augura di rivedere. Nei giorni bui l’età media dei ricoverati è stata circa 60 anni, mentre la degenza media del ricovero di 11,9 giorni.

Anche al pronto soccorso del Poma i numeri sono confortanti. Pochi gli accessi in questi giorni, pari all’8% degli ingressi totali. A marzo e aprile il reparto, con un tasso di Covid del 95%, era stato sdoppiato con l’apertura di un pronto soccorso no-Covid.

E una notte particolarmente affollata l’ospedale ha dovuto fare arrivare dall’esterno bombole di ossigeno perché le bocchette installate a parete non erano più sufficienti per ossigenare le decine di pazienti.

Tre giorni fa un medico del turno di notte ha registrato una decina di pazienti in ingresso, tutti con febbre e dispnee, ma nessuno positivo al Covid. «Se va avanti così – ha azzardato – direi che questa estate potremmo un po’ prendere fiato».

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