A Mantova Cred estivi ancora bloccati: «La colpa è della Regione»

Il Comune lancia un appello: «Senza il via libera da Milano non si può iniziare». Gli assessori Pavesi e Caprini: attendiamo indicazioni sanitarie e maggiori risorse

MANTOVA. Partiranno i Cred estivi? Punto di domanda d’obbligo, perché, nonostante le linee guida del ministro Elena Bonetti e del Governo, che stanzia fondi e indicazioni per attivare in città e paesi le attività ricreative per bambini e ragazzi nei prossimi mesi, ancora non si è arrivati a nulla di concreto in città e provincia. Per la verità, i Comuni si sono mossi da tempo per organizzare questi tradizionali momenti di aggregazione estivi, che quest’anno assumono ancor più peso dopo i due mesi di lockdown che hanno costretto bimbi e adolescenti a starsene chiusi in casa. Quale ostacolo deve essere superato? Se lo chiedono soprattutto le famiglie, che sui Cred contano molto.

La risposta arriva dagli assessori comunali Andrea Caprini (Welfare) e Marianna Pavesi (Istruzione): «Per partire davvero con i Cred dal 15 giugno (come indicato dal governo, ndr) manca una serie di indicazioni operative che stiamo attendendo dalla Regione Lombardia. I centri estivi sono infatti normati da una specifica legge regionale che stabilisce criteri e requisiti di accreditamento. Chiediamo quindi alla Regione di darci risposte velocemente perché anche in questo caso la tempestività fa la differenza. La Regione Veneto, ad esempio, si sta già muovendo».


Secondo l’amministrazione comunale, dunque, la macchina organizzativa è ferma per i ritardi e il silenzio della Regione. Il problema è che i tempi sono decisamente ristretti e le cose da organizzare sono moltissime. Perché con Covid 19 ancora in circolazione, radunare dei ragazzi per farli giocare richiede una serie di misure di sicurezza molto più elevate del solito. Insomma, l’emergenza sanitaria non è finita. Occorrono istruzioni ben chiare e possibilmente anche risorse, perché organizzare i Cred, quest’anno, costerà parecchio.

«Ad oggi nessun chiarimento – confermano gli assessori – abbiamo sollecitato ripetutamente Ats e attendiamo una convocazione urgente. Servono indicazioni operative regionali, per dare una risposta omogenea sul territorio ed evitare che ciascun Comune faccia a modo suo». Le cose da fare sono molte (e pure complicate) e i tempi sono strettissimi: occorre definire le proposte nel dettaglio al più presto per poter aprire le iscrizioni e definire esattamente le necessità delle famiglie. E occorre dare garanzie di sicurezza assoluta per i ragazzi che frequenteranno le attività estive.

«Occorre attivare con Ats un protocollo per effettuare test sierologici e tamponi a tutti gli operatori che gestiranno i centri estivi – dicono i due assessori – deve essere il sistema sanitario regionale a fare questo passaggio perché non possiamo pensare di farlo pagare alle famiglie». Ci sono anche altri problemi da risolvere, a partire dall’individuazione degli spazi dove svolgere queste attività. Di questo tema è già stata interessata la Provincia che sta a sua volta coordinando incontri con i vari Comuni per fare una sorta di censimento di ambienti adatti.

Ma non basta. I costi di gestione , secondo il Comune, «sono destinati almeno a triplicare solo per la spesa del personale. Se prima il rapporto era un educatore ogni 20 bambini (15 per la fascia 3-6 anni), ora i parametri ministeriali impongono piccolissimi gruppi senza possibilità di mescolarli, con un operatore ogni 7-10 bambini o ragazzi (1 ogni 5 per i bimbi 3-6 anni)».

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