«Ecco il Patto della salute e della famiglia per Mantova»

Provincia e sindaci lanciano le loro proposte per il sostegno alle imprese e su scuola, centri estivi, sanità, tassazione

MANTOVA. Un patto della salute e della famiglia. È quello che i sindaci e il presidente della Provincia Beniamino Morselli lanciano per sostenere cittadini e imprese in questa difficile congiuntura economica a metà tra il lockdown e una ripartenza ancora difficile in piena pandemia. Due i campi di intervento delineati: presidi sanitari, trasporti, scuola e centri estivi per dare un supporto alle famiglie; tassazione locale, semplificazione burocratica, sostegno ai consumi e liquidità per le imprese per stare dalla parte di chi produce e aiutarlo a resistere e poi a ripartire.

Il tutto condensato in un documento messo a punto durante l’assemblea, in videoconferenza, dei sindaci in cui vengono evidenziati sia i problemi del territorio che qualche soluzione. L’assemblea è la conclusione del tavolo a cui, a fine aprile, Morselli aveva convocato categorie economiche, sindacati, prefettura, Ats, Apam, Scarponauti, Alkemica e Agenzia per il trasporto pubblico locale per capire come affrontare la Fase 2 e successive dell’emergenza sanitaria.


«Sentiti i sindaci - spiega Morselli - stiamo promuovendo un Patto della salute e della famiglia per coordinare azioni comuni e sovraccomunali a favore di cittadini e imprese». Nel dettaglio, le proposte avanzate da Provincia e sindaci a tutela della salute dei cittadini si basano su tre princìpi, sintetizzati in tre parole, trovare, tracciare e trattare, ma si sostanziano con la richiesta di test sierologici e tamponi.

Per i proponenti «prima si individua il positivo asintomatico e minore sarà il rischio di nuovi contagi»; per questo servono i test sierologici e i tamponi avviando un percorso coerente con la capacità di risposta del sistema sanitario locale; infine, bisogna essere in caso di una seconda ondata di contagi. Con una richiesta precisa alla Regione: quella di essere ascoltati e di partecipare alla gestione «prossima e futura» della sanità locale.

«Stiamo pensando ad un modello unico di convenzione - spiega Morselli - che permetterà ai Comuni che ne vorranno usufruire, di stipulare accordi con laboratori privati per rendere facilmente fruibili da parte di cittadini e microimprese i test sierologici e i successivi tamponi in caso di positività». I sindaci hanno anche chiesto di intensificare gli accordi quadro con Ats e Asst per garantire supporto ai medici di medicina generale (quelli di base), «prime sentinelle della salute pubblica».

Di fondamentale importanza per gli amministratori comunali è l’organizzazione del trasporto pubblico locale in vista della riapertura delle scuole: da settembre, è stato sottolineato da tutti, sarà necessario adottare nuove regole per adattare i flussi degli studenti alle più recenti esigenze di tutela della salute; inevitabilmente questo coinvolgerà le istituzioni scolastiche e la Provincia proprietà dei plessi (da tempo è in corso un’interlocuzione tra i vertici di Palazzo di Bagno e il provveditorato).

Altro tema molto sentito è quello dei centri estivi: i sindaci pensano a soluzioni sovraccomunali per far fronte all’incremento dei costi che il distanziamento sociale comporterà. Dovrà, infatti, aumentare il numero del personale che segue i bambini così come sarà necessario rivedere gli spazi in modo da garantire che non ci siano contatti ravvicinati tra i bambini. Per quanto riguarda le attività produttive, è stato chiesto ad Ats e Asst di definire, con un vademecum, ruoli e responsabilità de i Comuni nel controllo degli assembramenti e nella vigilanza.
 

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