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Il capitano della Stradivari è tornato a navigare: «Basta sprecare acqua del Po»

Le recenti piogge hanno fatto risalire il fiume: fine della secca per la motonave. Ma torna la richiesta: «Bisogna creare barriere per migliorare la navigabilità»

Riccardo Negri
1 minuto di lettura

VIADANA . Nei giorni scorsi la motonave Stradivari è tornata a navigare sul Po: dopo un lungo periodo di fermo, la piena “morbida” del fiume ha consentito finalmente a eliche e motori di girare. A metà aprile, a causa della secca, l’imbarcazione era rimasta spiaggiata sulla sponda reggiana, a Boretto: un lockdown a tutti gli effetti, prima di potersi trasferire, come tutti gli anni in periodo di magra, all’attracco di Viadana.

Il capitano della Stradivari, l’ex campione di motonautica Giuliano Landini, coglie l’occasione per rilanciare una sua proposta per il Grande Fiume: la bacinizzazione del corso d’acqua. «Anche oggi – scriveva il capitano su facebook il 17 maggio – il nostro amato Po ha buttato in mare 250 milioni 560mila metri cubi di acqua dolce in ventiquattro ore (2900 metri cubi al secondo). E intanto la nostra agricoltura è sempre più in sofferenza per la carenza d’acqua».

Un metro cubo, va ricordato, equivale a mille litri: mille bottiglie d’acqua. Il fabbisogno dell’agricoltura per i territori di valle è stimato oggi in almeno 156 milioni di metri cubi d’acqua. Proprio nei giorni scorsi l’Osservatorio permanente sulle crisi idriche ha lanciato un allarme: le previsioni stimano che, per la metà di questo mese di giugno, la portata del Po potrebbe attestarsi a una quota inferiore alla media del periodo sino al 45%.

La tregua concessa dalle precipitazioni nelle scorse settimane è a termine. Per fortuna i laghi sui rilievi stanno svolgendo in questo momento oltre le loro capacità il ruolo di serbatoi di risorsa idrica. «Tutti i Paesi europei – scrive Landini – hanno i fiumi bacinizzati mediante dighe e traverse. L’acqua è imbrigliata per farne un uso appropriato. Noi italiani possiamo invece permetterci di sprecarne a volontà».

Il dibattito si protrae almeno dagli anni Sessanta: da una parte c’è chi pensa che il Grande Fiume dovrebbe essere valorizzato soprattutto nella sua componente naturalistica e paesaggistica, dall’altra chi ritiene invece che il Po potrebbe essere maggiormente valorizzato nelle sue potenzialità economiche e sociali. Bacinizzare il principale corso d’acqua italiano non sarebbe certo una passeggiata: si stima che il costo complessivo potrebbe aggirarsi sui tre miliardi, e per i lavori servirebbero cinque-sette anni.

L’energia prodotta dalle centrali idroelettriche annesse alle dighe comporterebbe tuttavia benefici economici e ambientali, e la navigazione dei mezzi commerciali sarebbe facilitata, con conseguente diminuzione del traffico su gomma.

Nel frattempo, con la fine delle restrizioni molti cittadini sono tornati a passeggiare sugli spiaggioni. E non sempre lo spettacolo è edificante: da Cicognara arriva ad esempio la segnalazione di rifiuti abbandonati dagli escursionisti.

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