A Mantova da lunedì zainetti appesi a balconi e finestre per dire "basta" alla didattica a distanza

Da lunedì a venerdì la protesta di genitori e insegnanti per ricordare i diritti di bambini e ragazzi

MANTOVA. Uno zaino appeso alla finestra, al balcone, alla porta di casa per ricordare che ci sono anche loro: i bambini e i ragazzi e il loro diritto a crescere, imparare, giocare, stare con gli amici che la didattica a distanza non potrà mai garantire. Si chiama #Fuoriglizaini la mobilitazione che si sta espandendo a macchia di leopardo in tutta Italia e da lunedì scatterà anche a Mantova su iniziativa di una decina di genitori e insegnanti. «La didattica a distanza è una sorta di surrogato – spiega la cantante Anna Luppi, tra le mamme promotrici dell’iniziativa – che va bene in una fase di emergenza ma ora si deve trovare il modo di riaprire le scuole in presenza a settembre. Se si consente alla gente di sedere ai tavolini dei bar, di affollare i parco giochi che finalmente hanno riaperto, non si capisce perché non si possa trovare il modo di tornare a scuola in sicurezza, tenendo presente che i bambini sono i primi a rispettare le regole. Per farlo però bisogna crederci».

L’invito, come si legge anche nella pagina facebook creata per l’evento, è di esporre gli zaini «da troppo tempo inutilizzati e vuoti» da lunedì 8, ultimo giorno di scuola, a venerdì 12, appendendoli a finestre e balconi, di fotografarli e postare la foto sui social con l’hastag #fuoriglizaini perchè la loro silenziosa protesta diventi virale, perché i radar della politica si accorgano anche di loro. Come dei limiti della didattica a distanza (o Dad): «Lascia indietro chi è più fragile, senza offrire nessuna possibilità di recupero a chi da questa modalità è “tagliato fuori” e sono tantissimi gli studenti che gli insegnanti hanno perso di vista in questi mesi – spiegano i promotori della mobilitazione – non permette personalizzazioni e adeguamenti del percorso di apprendimento ai bisogni speciali di chi ha qualche forma di disabilità, rende impossibili le relazioni tra i pari e con adulti di riferimento così come la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, condannando soprattutto le madri ad uscire dal mercato del lavoro. E infine svilisce il ruolo degli insegnanti, declassandoli da educatori a meri erogatori di contenuti».


Insomma un piccolo gesto simbolico, per rendere di nuovo visibili gli studenti e chiedere che venga tutelato il diritto costituzionale all’istruzione: «Appendete – è l’appello – uno zaino anche se non andate più a scuola, se siete un nonno o una nonna, un o una insegnante, un'educatrice o un educatore, una cittadina o un cittadino che crede che la scuola sia portatrice di futuro, non di pericolo, e come tale debba riprendere il suo funzionamento ordinario». Uno zaino per chiedere al Governo che lo studio delle misure per garantire il ritorno alla didattica in presenza da settembre diventi la priorità dell’agenda politica perché «dopo anni di lotte per i diritti dell’infanzia – conclude Anna Luppi – in questa emergenza ci si è dimenticati completamente di lei». —


 

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