Il ''Montecchi'' di Suzzara ritorna alla normalità

Già ripresa l'attività chirurgica. Il bilancio della società Kos: ''Da noi il patto pubblico-privato funziona''

SUZZARA. «Adesso bisogna evitare di non fare distinzioni, innescando una marcia indietro che potrebbe essere ancora più pericolosa per la collettività». È l’invito che, in merito al dibattito sulla sanità in Lombardia nell’era Covid, arriva da Suzzara, dove la società privata Kos gestisce l’ospedale Montecchi.

«Oltre alle prime vittime, che sono i morti, i malati e, con loro, le famiglie e le comunità, – esordisce la società - il Covid-19 ha causato e continua a causare infiniti danni collaterali, dalla scomparsa o dal congelamento di milioni di posti di lavoro, all’affanno di migliaia di aziende, dalle ridotte occasioni di stare insieme ad amici e parenti, alla depressione che affligge bambini e anziani dopo il lockdown».

Ma «tra i più gravi effetti indiretti ci sono le molte sicurezze collettive mandate in frantumi dallo tsunami pandemico, come quella di considerare l’ospedale una struttura alla quale affidarsi con fiducia nei momenti di maggiore difficoltà personale, quando la salute è davvero a rischio. In Lombardia, poi, ogni danno è stato ampliato dalla virulenza dell’epidemia e dalle pecche di un sistema sanitario ridisegnato negli ultimi decenni con l’obiettivo di una rigida ripartizione tra pubblico e privato che, alla luce di quanto accaduto, appare squilibrata». Ma, appunto, non bisogna generalizzare: «A Suzzara funziona invece da anni una sperimentazione efficace ed efficiente che punta all’integrazione pubblico-privato».

La Kos aggiunge di aver fatto proprio «il principio cardine di un progetto innovativo approvato nel lontano aprile 2003 dalla Regione: affidare a un privato un servizio pubblico d’estrema importanza e delicatezza quale il presidio sanitario di un territorio che rischiava di rimanere scoperto. Nacque così la Fondazione Fratelli Montecchi che si rivolse a terzi per la gestione totale di un complesso comprendente tre dipartimenti (chirurgico, medico e diagnostico), e ora garantisce il pronto soccorso, i servizi ambulatoriali e le dialisi e, nel tempo, è diventato un punto di riferimento per l’area dell’Oltrepò, e non solo, in particolare per la chirurgia ortopedica, l’urologia, l’oculistica». La concessione regionale è in scadenza nel 2022.

Ma veniamo all’oggi: «Quanto vissuto dagli operatori e dai pazienti nella struttura di Suzzara nei mesi difficili della pandemia conferma la bontà di una strategia lungimirante e accorta. Scattata l’emergenza, l’ospedale ha immediatamente attrezzato il pronto soccorso per garantire un triage sicuro. Poi ha attivato il reparto Covid destinato all’accoglienza di quanti, appena usciti dalla fase acuta della malattia, erano in dimissione dal Poma di Mantova. I 34 posti letto in due aree adatte all’isolamento sono stati occupati dai pazienti provenienti dall’area intensiva, seguiti 24 ore su 24 dal personale preventivamente formato e dotato dei dispositivi di protezione individuale necessari».

Quindi la parola a un operatore: «Ci emozionammo tutti il 23 marzo quando furono dimessi i primi due pazienti clinicamente guariti. Le fasi difficili sono state molte e prolungate. Abbiamo fatto il possibile e l’impossibile per evitare che il virus entrasse nelle aree tecnicamente pulite dell’ospedale. A volte non ci siamo riusciti nonostante tutti gli accorgimenti di sicurezza presi. Ma abbiamo prontamente recuperato tutte le situazioni». La collaborazione con l’Asst di Mantova «è stata strettissima e nei momenti di picco dell’epidemia l’ospedale suzzarese si è fatto carico di pazienti Covid-19 negativi provenienti da altri centri in modo da consentire al Carlo Poma di concentrarsi sull’assistenza dei Covid-19 positivi».

Ora, finalmente, «si sta via via compiendo il ritorno alla normalità, che significa riprendere il percorso sanitario tradizionale temporaneamente e forzatamente abbandonato». Per esempio, dal 26 maggio funziona senza più limitazioni l’attività chirurgica. «Stiamo ripartendo - dicono all’ospedale - impegnandoci per far sì che i cittadini a guardino agli ospedali come luoghi di cura e non di contagio».

La guida allo shopping del Gruppo Gedi