La truffa è a domicilio con il contratto capestro dopo la finta intervista

Con la fase 3 i venditori rapaci tornano a bussare alle porte.  Adiconsum: «Non firmate nulla senza aver prima letto»  

GUIDIZZOLO. È la fase 3 anche per i venditori rapaci, camuffati da intervistatori sulle abitudini di consumo. Gente scaltra, che si muove sul filo del raggiro, arrestandosi a un passo dalla truffa conclamata. Gente tornata a bussare alle porte con la fine del lockdown. Riferisce Adiconsum di diverse segnalazioni da Guidizzolo, dove si stanno concentrando le azioni di questi venditori arrembanti, che nemmeno si presentano come tali. Si annunciano con una telefonata dal tono gentile, chiedono di poter realizzare un’intervista, proiettando magari un’ombra di ricatto sentimentale – «la prego, ho bisogno di lavorare» – e i cuori più teneri abboccano quasi sempre. Sì all’intervista, quindi, che però deve essere fatta in presenza, a casa del malcapitato. Con la mascherina, sì. Il copione di queste visite è sempre uguale, simile a tante altre campagne aggressive: un classico. L’intervistatore arriva, fa le sue domande e al termine, per sdebitarsi dell’ospitalità e del tempo sottratto, offre ai padroni di casa degli sconti per l’acquisto di elettrodomestici o altri prodotti. Chiedendo con aria complice un’ultima cortesia, una piccola formalità, la firma su un modulo che documenti l’intervista: «Sa, l’azienda vuole una prova». E le vittime designate che fanno? Firmano senza nemmeno leggere, dandosi la classica zappa sui piedi. Peccato che il documento in questione sia un vero e proprio contratto che impegna all’acquisto di merce per una somma di 3mila euro.

La truffa è servita, ma in modo sottile: è la parola dei venditore contro quella degli intervistato. Che hanno pure sottoscritto il contratto. Quindi. Il cerchio si stringe dopo due settimane, quando, torna alla carica il venditore, non si può più recedere e si obbligati a pagare. «Falso – ribatte Adiconsum – il diritto al recesso vale anche nei 14 giorni successivi all’arrivo del bene, e non solo dalla stipula del contratto». In ogni caso, la regola d’oro resta quella di leggere, e bene, prima di firmare.

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