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Turismo a ostacoli: a Mantova gli hotel restano chiusi

Accoglienza soltanto in quattro strutture. Federalberghi: «Noi siamo pronti, ma la gente è impoverita e spaventata». Assohotel: «Bisogna puntare sul 2021»

Igor Cipollina
2 minuti di lettura

MANTOVA. «Aperti ma vuoti» rispondono dall’Hotel Italia, in piazza Cavallotti, dove dal 18 maggio hanno ospitato una sola famiglia – mamma, papà e figlio piccolo – poi basta. «La gente è stata talmente tanto chiusa in casa che adesso ha voglia di spazi aperti, di mare e di montagna. Perché i turisti dovrebbero venirsi a chiudere in una città di provincia?». La risposta è nella teoria d’insegne spente, nonostante la fase 3 con la sua scia di normalità. Si fa prima a elencare gli alberghi aperti, per i quali bastano le dita di una mano. Nemmeno tutte. Abc, Bianchi, La Favorita e Italia (al netto di dimenticanze).

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La verità? La bolla nella quale la minaccia del contagio ci ha costretto per tre mesi, e il nuovo passo di questa ripartenza incerta, convalescente, hanno amplificato l’affanno di Mantova, turistica ma preziosa, più di nicchia che meta pop. Più tappa intermedia, da bruciare in giornata, che luogo dove immergersi e sostare. Adesso, senza il richiamo dei grandi concerti, con gli ingressi ai musei contingentati, la prospettiva di un Festivaletteratura rimodulato, orfano di Luca Nicolini e della sua dimensione di assembramento gioioso, la città appare ancora sospesa in una stagione rarefatta.

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I mantovani sono tornati ad animare parchi e strade, ma di turisti non se ne vedono. Troppo presto? Può darsi, i confini regionali sono tornati permeabili soltanto una settimana fa, gli operatori del settore, però, non si fanno illusioni: tocca stringere i denti e scommettere sul 2021. Per chi riuscirà a resistere.

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«I pochi alberghi aperti sono gestiti in famiglia, per qualche ora al giorno – conferma Gianluca Bianchi di Federalberghi Confcommercio – Noi operatori ci siamo adeguati a tutti i protocolli sanitari e siamo pronti ad accogliere i clienti in sicurezza, ma la gente è spaventata e impoverita. Treni e aerei viaggiano ancora a regime ridotto, e il prezzo dei biglietti per volare è lievitato. Mancano gli stranieri, anche sul Garda».

C’è poco da sperare anche nel turismo business: «Ci sono tante aziende che, per paura di eventuali contagi e dei relativi infortuni sul lavoro, continuano a tenere i dipendenti in smart working». Che fare quindi? «Possiamo solo rinnovare l’invito a scoprire Mantova e aspettare che si accenda la spia per ripartire – scandisce Bianchi – lo ripeto, noi siamo pronti».

«Regna ancora tanta, troppa incertezza – osserva Roberto Tebaldini di Assohotel Confesercenti – la speranza è che, prima o poi, il flusso riprenda, ma i segnali non sono incoraggianti. Dipendiamo dal singhiozzo delle ordinanze regionali e scontiamo la diffidenza dei turisti, soprattutto verso la Lombardia. A Mantova, poi, i mesi di luglio e agosto non sono mai stati di grande afflusso, anche in periodi normali. E se pure i mesi autunnali dovessero andare bene, non basterebbero a salvare il fatturato dell’anno. L’emergenza Covid lascerà tante ferite e molta paura». L’obiettivo è resistere: «Bisogna concentrare sforzi e investimenti nel 2021». Facendo di tutto per arrivarci.

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