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Il piano: fuori dal mercato 320mila forme

Tutela del prezzo, il Consorzio Parmigiano acquista le eccedenze, le immagazzina e limita le quote di produzione per 3 anni

Sabrina Pinardi
2 minuti di lettura

MANTOVA. Una difesa in tre mosse per arginare il crollo dei prezzi. Il cda del Consorzio Parmigiano Reggiano, riunito a Parma martedì pomeriggio, ha lanciato il piano che consentirà di riequilibrare il mercato della Dop, che negli ultimi mesi ha registrato cali da capogiro. Le proposte presentate dal consiglio d’amministrazione dovranno essere discusse e approvate dall’assemblea dei consorziati, in programma per il prossimo 24 giugno.

Come primo provvedimento il consorzio acquisterà dai suoi 335 caseifici (tra Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Mantova) 320mila forme (160mila dell’ultimo quadrimestre 2019 e 160mila del primo quadrimestre 2020): le forme saranno conservate nei magazzini, fatte stagionare più a lungo e immesse di nuovo sul mercato progressivamente, quando sarà possibile ottenere una remunerazione adeguata. Non è la prima volta che il consorzio di tutela interviene per ritirare le forme con l’obiettivo di alzare le quotazioni: era già successo nel 2014-2015. La novità è che ora limiterà ulteriormente le quote di produzione dei caseifici stabilite per il prossimo triennio.

Oltre a questo, il Parmigiano Reggiano potrà contare sulle misure nazionali previste dal decreto rilancio. A generare la crisi degli ultimi mesi è stato il calo della domanda dovuto al lockdown, sia in Italia sia all’estero. Sul mercato interno, i problemi sono cominciati con la chiusura di bar, ristoranti, alberghi e aziende di catering. Stesso problema all’estero, con l’aggravante che i consumatori stranieri non hanno acquistato Parmigiano al supermercato con la stessa voracità delle famiglie italiane. Risultato: un segno meno anche per le esportazioni. Tutto questo ha portato a diminuzioni importanti delle quotazioni: “Se si prendono a riferimento i listini del 2019 – spiega il consorzio in una nota – si stima che la riduzione sia circa del 40%. Una contrazione della marginalità che preoccupa i caseifici che, negli anni passati, hanno vissuto un periodo felice sia per quanto riguarda produzione che quotazioni. Nel 2019 la quotazione media annua è stata infatti pari a 10,75 euro, per poi scendere bruscamente sotto i 10 euro già a partire dal mese di ottobre, quando sono stati annunciati i dazi di Trump, e attestarsi oggi intorno ai 7,20 euro al chilo». Il calo riguarda in particolare il prodotto stagionato dodici mesi, acquistato dai grossisti (una decina sono gli operatori che acquistano e rivendono il Parmigiano Reggiano) «che hanno avuto una visione poco rosea del futuro del mercato e hanno spinto le quotazioni del prodotto verso il basso».

Rimane ottimista sul futuro della dop il presidente del consorzio, Nicola Bertinelli: «Se negli ultimi mesi le vendite nel canale horeca e all’estero si sono bruscamente ridotte, abbiamo avuto grandi soddisfazioni nella Gdo che a maggio ha registrato una crescita superiore al 30%. Sono fiducioso: stiamo prendendo misure efficaci che, spinte da un piano di marketing adeguato, ci consentiranno di chiudere quest’anno così anomalo consolidando il giro d’affari del 2019. Mai come oggi è importante che le nostre aziende siano coese: avremo modo di confrontarci sulle prospettive per il futuro durante l’assemblea dei consorziati che si terrà il prossimo 24 giugno». —


 

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