Centri diurni disabili. I Comuni riducono del 15% i contributi

Il taglio per i due mesi, forse tre, in cui sono rimasti chiusi.  Caprini: garantiti servizi alle famiglie e lavoro agli operatori



MANTOVA. Il lockdown, con l’interruzione di numerose attività, ha colpito anche i disabili. Da marzo sono, infatti, chiusi i centri diurni in cui quotidianamente molte persone trovavano sollievo alla loro condizione e seguivano percorsi terapeutici e di socialità per loro fondamentali. Grazie ai Comuni che comunque hanno continuato a finanziare i servizi pagando le rette per ogni utente, e all’abnegazione degli operatori, i disabili, nel Mantovano, sono riusciti ad avere lo stesso l’assistenza di cui necessitavano, o a domicilio oppure, a seconda dei casi di gravità, per via telematica.


Lo sforzo fatto da tutti è stato notevole, soprattutto dal punto di vista finanziario da parte dei Comuni che ora tentano di rientrare parzialmente dalle spese. L’annuncio arriva dall’assessore al welfare di Mantova Andrea Caprini, presidente del Consorzio progetto solidarietà che raggruppa i 14 Comuni del distretto del capoluogo, dove ci sono nove centri diurni che assistono circa 300 disabili: «Con gli enti gestori dei centri diurni per disabili abbiamo condiviso l’accordo per una riduzione del 15% della retta giornaliera che paghiamo per ogni utente, per i mesi di aprile e maggio. A differenza di altre realtà lombarde, i nostri servizi sono stati erogati nonostante i centri fossero chiusi. In questo modo abbiamo anche garantito il lavoro agli operatori che, a differenza di altri in altre province, non sono andati in cassa integrazione. Il modello Mantova, dunque, è assolutamente intelligente visto che abbiamo tutelato le famiglie pur con un servizio rimodulato, e gli stessi operatori. I gestori non hanno dovuto pagare il trasporto e neppure i pasti in questo periodo: il 15% in meno serve a garantire la tenuta del sistema in una situazione di emergenza. La riduzione è stata varata anche dai Piani di zona di Suzzara e di Ostiglia. E stiamo parlando con i gestori per estenderla anche a giugno, tenendo conto che i centri potrebbero riaprire entro il mese».

Secondo le linee guida della Regione, tutti i centri diurni puntano a riaprire entro il 22 giugno, un obiettivo molto faticoso da raggiungere e che «richiederà l’alternanza tra interventi in struttura e interventi in remoto» lancia l’allarme Andrea Cantarelli, consigliere comunale a Mantova di Sinistra italiana e educatore in un centro socio-sanitario destinato a persone con disabilità. Che si dice «molto preoccupato» per la riduzione dei contributi comunali di aprile e maggio che, «spero, si fermino qui».

Anche lui sottolinea che «nei mesi di chiusura dei centri, i servizi sono stati organizzati nell’unico modo possibile per tutelare la salute di ragazzi, famiglie e operatori», con uno «sforzo metodologico e organizzativo notevole da parte di educatori, terapisti e famiglie per continuare gli interventi di cura». Un «esempio virtuoso», dunque, quello di Mantova a differenza di altre province dove si è scelto di «chiudere i servizi e di favorire la cassa integrazione»; per questo «sarebbe gravissimo pensare ad un taglio delle risorse retroattivo, svilendo il percorso fatto durante l’emergenza».

Il Comune di Mantova, riconosce, ha investito via via sempre di più nel welfare, «per questo confido che in questa situazione di emergenza non vengano sacrificati questi servizi per una questione di bilancio»: se non fosse così, sarebbe pronto a dimettersi da consigliere comunale. Per questo al sindaco Palazzi chiede di includere nel Piano Mantova per il rilancio delle attività economiche anche gli enti gestori di servizi socio-sanitari: «Si potrebbe aprire con loro un tavolo per sostenere l’ennesima riorganizzazione che dovranno affrontare nei prossimi mesi».
 

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