Lacrime e commozione insieme al vescovo per ricordare le sessanta vittime dell’epidemia

A Castel Goffredo la messa in piazza Mazzini con monsignor Busca di fronte a cinquecento persone per rendere omaggio a chi non c’è più 

CASTEL GOFFREDO. Hanno un nome, non sono solo numeri. Ed erano persone, non solo statistiche, meri elenchi da snocciolare giorno dopo giorno nella triste conta delle vittime della pandemia.

Un silenzio quasi assordante ha avvolto Castel Goffredo, nella mattinata di domenica 14 giugno, nel momento in cui don Giuseppe Bergamaschi, il parroco del paese, in occasione della Santa Messa presieduta dal vescovo Marco Busca nella storica piazza Mazzini, ha ricordato, con nome e cognome, tutti i castellani, una sessantina, venuti a mancare durante l’epidemia di Covid19.

Personalità più o meno conosciute da tutti, amate tutte alla stessa maniera dai loro cari presenti, partecipi e commossi nel ricordo dei familiari, amici, conoscenti scomparsi in questi ultimi drammatici mesi.

Oltre cinquecento posti a sedere, tutti occupati dai fedeli accorsi, previa prenotazione, hanno riempito la piazza.

Nel centro storico del paese si poteva accedere tramite quattro ingressi diversi, agli angoli della piazza. Per garantire il massimo della sicurezza e il pieno rispetto delle normative, erano presenti i vari componenti dell’amministrazione comunale, i volontari della Curia, i carabinieri, i gruppi Scout e parrocchiali.

Il vescovo Busca a Castel Goffredo ricorda le vittime del Covid-19



Pochi attimi prima dell’inizio della cerimonia, è stato portato sul palco, allestito per l’occasione, il crocifisso miracoloso solitamente esposto all’interno della Chiesa prepositurale della cittadina.

«Castel Goffredo è stato particolarmente segnato, durante questa pandemia. I decessi, i contagi, le chiusure, anche quella del cimitero. Abbiamo dovuto vivere tutto questo, come molte altre realtà - ha affermato il sindaco, Achille Prignaca - ma quello che ho visto in voi, cittadini di Castel Goffredo, è stato l’altruismo, il conforto l’un l’altro, l’assistenza di una comunità in difficoltà e in un momento di bisogno. L’amministrazione tutta vi ringrazia per come avete affrontato questo momento, alle forze dell’ordine, a tutte le varie realtà locali e ai volontari che hanno allestito oggi una vera e propria basilica a cielo aperto, grazie!».



«Dobbiamo ricordare, con il cuore, con le membra, con tutto il corpo e soffrire con te. Ci è mancato in questo periodo di epidemia l’atto delle condoglianze, non abbiamo potuto salutare i nostri cari come volevamo - ha sottolineato durante l’omelia il vescovo Marco Busca - I morti sono sembrati invisibili ma non sono assenti. La loro vita è trasformata, ora sono dei compagni interiori con la quale possiamo comunicare. I nostri cari defunti non vorrebbero che noi continuassimo a vivere nel dolore. Ci siamo chiesti forse “Dio dov’è?”. È sempre stato con noi, ha sofferto con noi, con la Quaresima e la Pasqua della resurrezione».

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