Il futuro del Migliaretto: oltre 800 le adesioni alla petizione online

Boom di firme per l’iniziativa lanciata dal centrosinistra. Forattini e Fiasconaro: la Regione faccia decidere al Comune

MANTOVA. Oltre 800 firme raggiunte già nella serata di ieri e in continua crescita. Le adesioni alla petizione online lanciata dalle forze del centrosinistra per impedire che il Migliaretto sia vincolato alla funzione aeroportuale, come indicato dalla Regione, è partita a razzo. La raccolta firme “ Il Migliaretto torni ai mantovani” è stata pubblicata sulla piattaforma change.org l’altro ieri da Pd, Lista gialla Palazzi 2020, Sinistra italiana, ManTua, Italia viva e Volt.

Contemporaneamente si muovono anche alcuni consiglieri regionali mantovani. «La Regione rispetti la volontà del Comune di Mantova per l’area Migliaretto». A chiederlo, con una mozione depositata ieri e sottoscritta anche dal consigliere Andrea Fiasconaro (M5S), è la consigliera regionale Antonella Forattini (Pd).


«Con una nota, l’assessore ai trasporti Claudia Terzi sta mettendo una pezza alla voragine istituzionale commessa nei confronti del Comune di Mantova – spiega Forattini – l’assessore ha chiarito che l’area potrà esser trasferita all’amministrazione di via Roma. Per questo ho richiesto che venga rispettata la scelta del Comune di valorizzare l’area. Le ritorsioni politiche non giovano a nessuno, soprattutto se vengono fatte a scapito di un’ammirazione che ha lavorato bene e che vuole restituire uno spazio ai cittadini. Se alla Regione serve l’area di Migliaretto per realizzare un nuovo eliporto a servizio dell’ospedale, se ne parli e si condivida la scelta. Di concerto con l’amministrazione comunale si possono trovare spazi anche più funzionali alla zona del Carlo Poma».

Il consigliere M5S, Fiasconaro, spiega che «lo scopo della mozione, per quanto mi riguarda, è di chiedere alla Regione di lasciare che sia la città di Mantova e i mantovani a decidere cosa fare dell'area. Penso che una parte possa essere usata per le attività sportive in generale, tuttavia ricordo che le aree poste ai margini delle città non possono essere pensate semplicemente come parchi pubblici dove l’unico servizio al cittadino, sebbene pur sempre prezioso, sia quello di fornire occasioni di svago e tempo libero. Ritengo vada fatto anche un ragionamento più ampio che guardi al recupero della restante area ricostituendo le caratteristiche naturali che aveva nel passato». —
 

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