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Mantova, nuovo comandante della polizia penitenziaria

Rosario Romano: ''Anche in via Poma il 9 marzo c'è stato un tentativo di rivolta subito contenuto''

Rossella Canadè
1 minuto di lettura

MANTOVA. A Palermo è nato, ma la sua carriera l’ha fatta perlopiù al nord: a Ferrara, a Mantova e a Parma. E ora, dopo il corso di formazione all’istituto superiore di esecuzione penale a Roma, Rosario Romano a Mantova è tornato, come comandante del reparto della polizia penitenziaria di via Poma. Un incarico delicato, assunto proprio nel momento drammatico dello scoppio della pandemia. Una full immersion nella realtà del carcere di via Poma in accelerata, mentre in altre parti d’Italia i detenuti erano in rivolta. E il comandante si è trovato subito a gestire l’emergenza.

«Anche qui c’è stato un tentativo, con grida e fracasso con i piatti, subito contenuto – racconta il neocomandante – era il 9 marzo, il giorno dopo il lockdown. I detenuti temevano un inasprimento delle misure di sicurezza, erano arrabbiati per l’azzeramento delle visite. In collegamento con la direttrice, che per il doppio incarico era a Cremona, abbiamo spiegato che tutte le nuove misure erano a tutela della loro salute. Della nostra e dei loro cari».

Ordine e sicurezza, le sue priorità, ma anche vicinanza e sostegno a persone difficili, «a cui bisogna dare una speranza. Questo, non a caso, è il nostro motto. L’obiettivo è il loro reinserimento nella società. E gli agenti, le persone più vicine ai detenuti, hanno anche questo compito».

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