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Tornano in massa i vecchi pazienti: il pronto soccorso cambia ancora

Il reparto si sdoppia di nuovo: meno spazio per i Covid. Il primario: «Volumi variabili in caso di ritorno del virus»

MANTOVA. Per ottimizzare la ripartenza dopo la fase acuta del Covid l’ospedale Poma ricorrerà alle attività in spazi e percorsi a geometrie variabili, in base alle esigenze che potrebbero cambiare da un giorno all’altro. E così anche il pronto soccorso nelle prossime ore dovrà assumere volto nuovo. Per l’ennesima volta.

Negli ultimi giorni è cambiato tutto, con un’inversione di tendenza ragguardevole. Le decine di pazienti Covid che nei giorni del picco della pandemia riempivano la sala d’attesa con sintomi gravi legati al coronavirus sono scomparsi, ma al loro posto sono tornati i pazienti tradizionali e con patologie be note.


Del resto anche lo stesso direttore generale dell’Asst, Raffaello Stradoni, mercoledì nel fare il punto della situazione aveva sottolineato che nelle ultime due settimane i pazienti Covid che hanno varcato la soglia del pronto soccorso sono stati uno-due al giorno e che da lunedì addirittura non se n’era visto nemmeno uno.

La modifica del pronto soccorso risulta oggi più che necessaria. Un progetto per modificare gli spazi c’è già e i tecnici hanno compiuto i primi sopralluoghi. I lavori inizieranno nelle prossime ore.

Ma come cambierà il reparto?

Il concetto degli spazi variabili parte dal presupposto che oggi è così, domani non si sa. Quindi nel calibrare i nuovi percorsi va considerata la possibilità di un cambio repentino in corsa, senza dover rifare tutto dall’inizio. Tradotto: nuova ondata di Covid.

Prima di tutto la separazione della sala d’attesa e del triage in due zone: una pulita e l’altra riservata ai pazienti Covid. Anche gli accessi ovviamente diventano due: i pazienti tradizionali entreranno dal vecchio ingresso, mentre i pazienti Covid ne avranno un altro separato. L’impostazione di massima è quella di aumentare il volume per i pazienti tradizionali e ridurre quello dei Covid, con la possibilità di ribaltare tutto in caso di un ritorno dei contagi.

«La riorganizzazione va fatta con una capacità modulatoria in grado di cambiare le due situazioni – spiega il primario Massimo Amato – mi spiego, se malauguratamente il quadro dovesse cambiare, con una nuova ondata che nessuno si augura, dovremo essere in grado di mutare all’istante il percorso delle due tipologie di pazienti». Al termine di questa rimodulazione degli spazi, la hall del Carlo Poma, oggi trasformata in sala d’attesa dei pazienti tradizionali, tornerà alla sua funzione originaria.

Intanto, arrivano buone notizie sul fronte delle assunzioni: proprio oggi si terrà un maxi concorso per assumere nuovi medici nei tre pronto soccorso dell’Asst (Poma, Asola e Pieve di Coriano) da parecchi mesi sotto organico nonostante in passato siano stati espletati diversi concorsi pubblici la maggior parte dei quali andati deserti. Alla prova di oggi parteciperanno venti camici bianchi.

Il pronto soccorso del Poma nel corso degli anni ha subito diverse trasformazioni, cambiando volto più volte. Ma nonostante gli sforzi dei tecnici il risultato non è mai stato adeguato alle esigenze numeriche.

Concepito in un periodo in cui le richieste di prestazioni sanitarie erano notevolmente inferiori, ha sempre avuto il difetto di essere troppo piccolo per l’ospedale di un capoluogo. E per di più, hanno sempre raccontato i medici dell’epoca, oggi in pensione, era stato disegnato senza consultare la componente sanitaria. —


 

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