Mantova, Confartigianato difende le aziende «Abbiamo seguito i protocolli»

Il presidente Capelli sul problema-contagi in primavera: residuale nei comparti non sanitari

MANTOVA. Il presidente di Confartigianato Lorenzo Capelli non ci sta e replica al segretario generale della Cisl Asse del Po Dino Perboni in merito all’articolo uscito ieri su la Gazzetta di Mantova relativo alle denunce all’Inail con un morto e quasi settecento contagiati sul lavoro a causa del Covid-19.

«Leggiamo con attenzione i dati riguardanti i contagi e i morti dovuti alla pandemia da coronavirus, indubbiamente abbiamo vissuto un momento drammatico a livello sanitario e di affetti personali - dice Capelli - oggi assistiamo alla lenta ripresa per limitare i danni che arriveranno per la chiusura delle imprese e la conseguente perdita dei posti di lavoro. Certamente sono dati che fanno riflettere, ma analizzando in particolare il periodo notiamo che sono situazioni che analizzano il punto apicale della pandemia marzo e aprile. La linea del contagio scende in maniera drastica nel mese di maggio, e i dati sono riferiti in particolare al settore della sanità».


A questo punto, secondo il mondo delle imprese artigiane, nella sua varia articolazione, non è più il tempo delle parole, dei tavoli, delle analisi fini a se stesse, dove ognuno può dare l’interpretazione che deriva dalle proprie convinzioni.

«Da questa analisi, possiamo dire che le imprese si stanno attenendo ai protocolli nazionali, che il contagio nel settore non sanitario o collegato è residuale rispetto al totale - continua il presidente di Confartigianato - i protocolli esistono, sono applicati, i controlli stanno dimostrando che le imprese si sono adeguate, sono attente alla salute dei propri dipendenti, dei propri familiari e di loro stessi. Lo dimostra il fatto che pochissime sono state sanzionate». Lo spettro è ampio, spazia dalle parrucchiere all’edilizia, dai meccanici alle piccole aziende di vari comparti. Una delle prime esigenze è la semplificazione amministrativa.

«Continuiamo a parlarne, ma notiamo che tutti questi tavoli portano solo a aumentarla in maniera importante, ponendo differenze tra zone e zone. Quando verrà proposto un tavolo di semplificazione concreta allora vi saremo con proposte concrete che però dovranno essere condivise e attuate - aggiunge Capelli - ogni Comune ha attuato la sua politica dei bonus, nessuno si è posto il problema della difficoltà degli operatori che devono rispondere a imprese e cittadini. Oggi dobbiamo preoccuparci di quello che sarà il futuro delle aziende nel gestire le conseguenze del post Covid-19 oppure avremo un autunno disastroso dal punto di vista economico e per le sorti dei lavoratori».

E, a questo proposito, lancia un appello ai sindacati: «Perché non facciamo un tavolo della semplificazione reale con gli amministratori comunali? - conclude - forse potremmo fare qualche cosa di utile per le imprese e per i cittadini».

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