Fasci italiani del lavoro, assoluzione confermata in Corte d’assise d’appello

Non ci fu ricostituzione del disciolto partito fascista a Sermide. Soddisfatto Claudio Negrini: «Le idee non si processano». Il caso nato dal voto del 2017 

SERMIDE E FELONICA. Dopo una lunga camera di consiglio di quasi 6 ore la Corte d'Assise d'Appello di Brescia ha confermato la sentenza di assoluzione pronunciata nel 2019 in primo grado dal giudice per la udienza preliminare del Tribunale di Mantova, Gilberto Casari, nei confronti degli imputati dei Fasci italiani del lavoro per ricostituzione del disciolto Partito Fascista.

La sentenza di assoluzione «per non avere commesso il fatto» era stata appellata dal procuratore capo di Mantova, Manuela Fasolato. Soddisfazione è stata espressa a caldo da uno degli imputati, Claudio Negrini, di Sermide e Felonica, storico esponente del Movimento dei fasci. «Giustizia finalmente è fatta. Le idee, non si processano».


L’indagine aveva coinvolto 9 persone in tutta Italia, accusate a vario titolo di tentata ricostituzione del Partito Nazionale Fascista, con 19 anni complessivi di richieste di condanne. Le più pesanti a carico di Claudio Negrini ( 4 anni di carcere), del presidente del Movimento, lo psichiatra siciliano Giuseppe Ridulfo (3 anni e 10 mesi) e del responsabile del sito Vincenzo Stravolo (3 anni e 6 mesi) e del suo collaboratore Marco Piraino (3 anni e 4 mesi). Per la figlia di Negrini, Fiamma, ventenne, eletta consigliere comunale nel 2017 a Sermide e Felonica, elezione poi annullata, venti mesi di reclusione. Richieste inferiori per Simone Grazio e Pasqua Lombardo mentre Elvira Tormene e Sergio de Biasio aveva scelto il dibattimento.

L’accusa si basava sulla presunta violazione della Legge Scelba e della XII disposizione transitoria della Costituzione per avere diffuso elementi riferibili al fascismo nei propri scritti. «È motivo di grande soddisfazione per i miei assistiti Claudio, Fiamma Negrini e Pasqua Lombardo - spiega l’avvocato rodigino Federico Donegatti - che finalmente riescono ad uscire dall'incubo nel quale sono stati gettati. Non ha trovato pertanto accoglimento l'impugnazione del Procuratore Capo di Mantova, dottoressa Manuela Fasolato».

«Ricordiamo la campagna di odio mediatico che è stata sollevata dai giornalisti di regime legati ovviamente ad ambienti di sinistra - prosegue il legale -. Ricordiamo che tutto ciò è partito dalle dichiarazioni dell'ex presidente della Camera Laura Boldrini che ha legittimato tutta la campagna di odio predetta, che aveva visto anche minacce di morte a Fiamma Negrini e con gravi ripercussioni anche nei confronti del padre Claudio».


 

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