L’onda rossa Corneliani invade piazza Sordello a Mantova: "Con rabbia e amore per il nostro lavoro"

L’abbraccio di Mantova ai lavoratori. Palazzi agli azionisti: ci avete presi in giro. L’ultimatum dei sindacati: chi ha tradito torni indietro e metta i soldi promessi

MANTOVA. Le 18.30 del 26 giugno sono passate da qualche secondo quando la voce dal palco annuncia: «Arriva la fabbrica!». E sulle note di “Non me lo posso permettere” di Caparezza, piazza Sordello viene invasa da un’onda di magliette rosse che chiedono «lavoro!». Eccoli: le lavoratrici e i lavoratori Corneliani venuti a prendersi l’abbraccio della loro città.

A guidarli le Rsu Gianluca Faccioli, Giovanna Giannini, Migena Kalemaj, Cristina Longati, Barbara Longo, Gianluca Lorenzi, Ornella Palmisano, Maurizia Pescasio e Gabriella Zucchelli con i segretari dei sindacati di categoria Michele Orezzi, (Filctem Cgil), Gianni Ardemagni (Femca Cisl), Giovanni Pelizzoni. E l’abbraccio arriva subito con l’applauso che scuote l’aria afosa e li commuove perché, parafrasando Caparezza, «Mantova non si può permettere di perdere un solo posto di lavoro» come griderà più tardi dal palco Daniele Soffiati, segretario della Cgil, parlando a nome anche di Dino Perboni (Cisl) e Paolo Soncini (Uil).

L’abbraccio che ora si aspettano anche dal loro Paese come ricorda la lettera al premier Conte che l’operaia Gabriella Zucchelli legge in apertura di manifestazione: «Si venga a confrontare con noi, venga ad ascoltare le nostre storie, le nostre paure, le nostre speranze». Quelle paure rappresentate dallo striscione ormai scolorito “Voglio il mio posto alla Corneliani” che dal 7 novembre è appeso ai cancelli di via Panizza, ma che hanno radici lontane come ricorda Michele Orezzi: «Non dimentichiamoci che Corneliani è stata venduta con dentro operai e impiegati senza dirgli nulla». Una «storia partita male» e proseguita con un piano industriale che nascondeva 130 esuberi a cui lavoratori e sindacati si sono sempre opposti «perché non si può dire a una persona che per 40 anni ha buttato lì dentro il suo sudore che è un esubero». Poi la pandemia arrivata a mandare all’aria un accordo ormai scritto sugli scivoli pensionistici «ma la Corneliani non è stata ammazzata dal Covid – tuona il sindacalista – bensì dagli azionisti e da manager incompetenti che sono venuti a farsi una vacanza a Mantova e sono durati come gatti in tangenziale». Un risiko societario, come lo definisce il segretario Filctem, arrivato al capolinea settimana scorsa: «A noi un concordato in bianco e la paura stavolta di non farcela. Ai tavoli ne chiederemo il ritiro e la ricapitalizzazione della società perché la nostra unica esigenza è riaprire la fabbrica domani, di lavoro ce n’è come mai in questi 4 anni. Chi ha tradito torni indietro e metta i soldi, poi può andarsene dove vuole».

E contro gli «speculatori e gli azionisti che non conoscono e quindi non possono valorizzare le potenzialità di un marchio importante» punta il dito anche Gianni Ardemagni che parla di «un muro di incapacità, di irresponsabilità e di strategie fallimentari, che rischiano di far morire la fabbrica, il lavoro e le speranze per il futuro»: «Ora diciamo basta: abbiamo bisogno di imprenditori seri e capaci, non di prenditori! E se non arrivano risposte concrete prenderemo in considerazione anche lo sciopero generale in tutti i nostri settori».

L’attacco ai «responsabili di un declino continuo causato da guerre interne tra chi avrebbe dovuto avere a cuore il bene di questa azienda» arriva pure da Giovanni Pelizzoni che denuncia «responsabilità enormi e inaccettabili, da incoscienti sulla pelle di tante famiglie, che su quest’azienda hanno basato tutto il proprio futuro credendoci fino in fondo a differenza degli azionisti. E il Covid non può essere certo considerata come l’unica “causa” dell’attuale situazione».

I lavoratori resteranno lì davanti ai cancelli di via Panizza finché la fabbrica non riaprirà e ai cittadini Orezzi chiede a nome di quell’onda rossa: «Non lasciateci soli, venite a trovarci, abbiamo bisogno di tutti voi come delle istituzioni che ci diano una mano e della politica che si confronti con la fabbrica non di quella dei comunicati stampa». E la mano delle istituzioni è già qui, in questa caldo venerdì di fine giugno. È nelle parole del presidente della Provincia Morselli: «Siamo con voi e faremo tutto quello che è in nostro potere per vincere uniti questa battaglia». È nell’impegno quotidiano del sindaco Mattia Palazzi che in queste ore ha chiesto al fondo di immettere subito altri 5 milioni di euro per far ripartire la produzione, e ora da piazza Sordello punta il dito contro gli azionisti: «Non si può prendere in giro questa città, gli impegni presi con i lavoratori vanno mantenuti».

E mentre sulle note di Vasco Rossi l’inno scritto dalle operaie Corneliani chiude la manifestazione, nelle orecchie di tutti risuonano ancora quelle parole gridate dal palco: «Siamo qui, con la rabbia e con l’amore per il nostro lavoro».


 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi