Mantova, l'onda rossa Corneliani invade piazza Sordello: centinaia di persone gridano "Lavoro!"

Alle 18.30 è iniziata la manifestazione, tanti mantovani hanno raccolto l'invito e si sono uniti ai lavoratori che chiedevano sostegno nella difesa non solo del loro posto di lavoro ma anche di una storia che la casa di moda ha rappresentato in anni di attività in Italia e all’estero

MANTOVA. Piazza Sordello colorata di rosso, cinquecento persone chiedono alla città di sostenerli nella difesa non solo del loro posto di lavoro ma anche di una storia che la casa di moda ha rappresentato in anni di attività in Italia e all’estero. La manifestazione dei dipendenti Corneliani è iniziata alle 18.30.

Le note della canzone di Caparezza "Non me lo posso permettere" hanno accolto i manifestanti arrivati alla spicciolata indossando magliette rosse con la scritta "Lavoro". Poi, sul palco montato al centro della piazza, si sono succeduti vari interventi. Dal presidente della Provincia Beniamino Morselli al sindaco Mattia Palazzi, passando per i rappresentanti della Rsu aziendali e i sindacalisti.

Eccoli: le lavoratrici e i lavoratori Corneliani venuti a prendersi l’abbraccio della loro città. A guidarli le Rsu Gianluca Faccioli, Giovanna Giannini, Migena Kalemaj, Cristina Longati, Barbara Longo, Gianluca Lorenzi, Ornella Palmisano, Maurizia Pescasio e Gabriella Zucchelli con i segretari dei sindacati di categoria Michele Orezzi, (Filctem Cgil), Gianni Ardemagni (Femca Cisl), Giovanni Pelizzoni. E l’abbraccio arriva subito con l’applauso che scuote l’aria afosa e li commuove perché, parafrasando Caparezza, «Mantova non si può permettere di perdere un solo posto di lavoro» come griderà più tardi dal palco Daniele Soffiati, segretario della Cgil, parlando a nome anche di Dino Perboni (Cisl) e Paolo Soncini (Uil).

L’abbraccio che ora si aspettano anche dal loro Paese come ricorda la lettera al premier Conte che l’operaia Gabriella Zucchelli legge in apertura di manifestazione: «Si venga a confrontare con noi, venga ad ascoltare le nostre storie, le nostre paure, le nostre speranze».

LA LETTERA DI ROSANNA, EX DIPENDENTE CANALI

«Care compagne e Cari compagni. Osservo con apprensione da lontano la vostra situazione lavorativa.Da ex dipendente Canali, che ha vissuto in prima persona la medesima situazione, so cosa state passando. Da diverse mattine, ormai, mi ritrovo a scorrere i vostri post su Facebook nella speranza di trovare quel fatidico annuncio che possa regalare a tutti voi una soluzione concreta. Leggendo i vostri commenti , le vostre dichiarazioni sui giornali, non vi nego che la mia mente ritorna a due anni fa, quando fuori dalla fabbrica c’ero io. Molte le battaglie intraprese nel tentativo di difendere il mio posto di lavoro che per me, e come lo è sicuramente per tutti voi, consideravo la mia seconda casa; conosco i vostri timori e le vostre paure, e quell’odioso senso di smarrimento che avvertivo ogni qual volta pensavo al mio futuro, a quello della mia famiglia. La mia battaglia, come sapete, non ha avuto il un lieto fine ma ho lottato senza tregua, per questo vi dico: La vostra lotta non si deve fermare, Non è finita per voi! Non dovete mollare!!!!! Rimanete uniti, fatevi forza l’un l’altra, ma fatelo sempre insieme; solo in questo modo il vostro grido di aiuto potrà trovare risposte e azioni concrete. Aggrappatevi al vostro slogan, vi aiuterà a trovare quella grinta e quella forza necessari per combattere questa ingiusta battaglia. Ricordatelo sempre: Voi siete la Corneliani».

È firmata da Rosanna, ex dipendente Canali, la bella lettera arrivata nella serata di giovedì alle lavoratrici e ai lavoratori della Corneliani. È solo una delle tantissime attestazioni di solidarietà e sostegno che negli ultimi giorni sono arrivate al presidio di via Panizza.

Era il 16 ottobre del 2017 quando Canali, storico marchio di alta sartoria maschile, annunciò la chiusura dello stabilimento di Carate Brianza e la volontà di mandare a casa i 134 lavoratori impiegati nel laboratorio aperto nel 1996. Di questi, 130 erano donne e madri. 250 boutique, oltre mille punti vendita sparsi in cento Paesi, le giacche indossate da Barack Obama e Michael Douglas uscivano dalle mani di Rosanna e delle sue colleghe. Una storia forse diversa ma con un filo rosso che da Carate Brianza arriva fino a Mantova: mani e sudore di tante donne dietro un successo mondiale che altre mani hanno compromesso.

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