«Bpm chiude due agenzie»: stop per Cerese e Bagnolo

La segnalazione arriva dalla Fisac Cgil: a non riaprire dopo la fermata a causa del lockdown saranno 251 sportelli sul territorio nazionale con il trasferimento dei dipendenti in altre filiali 

MANTOVA. Le due filiali del Banco Bpm di Bagnolo San Vito e Borgo Virgilio, chiuse dallo scoppio dell'emergenza legata al Covid 19, non riapriranno. A denunciare la situazione è Fisac Cgil Mantova. Una notizia inattesa che ha colto di sorpresa anche i due sindaci, che sottolineano di non aver avuto comunicazioni in merito da parte dell'istituto di credito. La chiusura rientra nell'ambito della decisione del gruppo bancario, presa al termine del lockdown, di non riaprire 251 filiali della propria rete su un totale di circa 1800 sul territorio nazionale. Gli impiegati delle due filiali mantovane che non riapriranno sono stati ricollocati in altre filiali.



«Si tratta - spiega Enrico Sartorelli, segretario provinciale di Fisac Cgil - di una decisione del tutto unica e isolata nel panorama bancario italiano, dove tutte le produzioni sono invece ripartite. È un comportamento molto grave in quanto non solo crea assembramenti, disservizi e aggravi di lavoro nelle filiali rimaste aperte, ma di fatto si configura come un subdolo piano di ristrutturazione aziendale, per di più attuato aggirando ogni margine di trattativa col sindacato». A livello nazionale le filiali rimaste chiuse occupano 700 lavoratori e, a causa della maggior concentrazione della rete sportelli in Lombardia, insistono per quasi la metà del loro numero sul territorio lombardo, che ne risulta particolarmente penalizzato.

«Come sindacato - conclude Sartorelli - ci opponiamo nella maniera più decisa a questa decisione che rimanda le riaperture a fine anno, cioè sostanzialmente sine die, e chiediamo con la massima forza la totale e immediata riapertura di tutti gli sportelli». I due primi cittadini chiederanno a breve chiarimenti e un incontro con i rappresentanti di Banco Bpm. «Non ci è arrivata alcuna comunicazione - spiega il sindaco di Borgo Virgilio, Francesco Aporti -, chiederemo un incontro. Siamo molto rammaricati, ci saremmo aspettati almeno un annuncio con un po' di preavviso. Non possiamo entrare nelle scelte della banca, che evidentemente sta mettendo in atto un piano di ristrutturazione aziendale, ma, in particolare in paesi come il nostro, una banca è di fatto quasi un servizio pubblico. Peraltro a breve lanceremo il bando per il servizio di tesoreria comunale e nostra intenzione è quella di sondare l'interesse delle banche del nostro territorio».

A Cerese la filiale si trova sulla rotatoria tra Cisa e Spolverina. A Bagnolo San Vito, invece, è nel cuore del paese, in via Roma. «Qualche voce in effetti aveva cominciato a circolare in questi giorni - commenta il sindaco di Bagnolo San Vito, Roberto Penna -, ma a noi non sono arrivate comunicazioni ufficiali. Chiederemo al più presto un incontro per capire le motivazioni di una tale scelta. Prima della quarantena, peraltro, la banca lavorava molto. Non ce lo aspettavamo, i segnali non c'erano».

Contro la decisione della chiusura di 251 filiali a livello nazionale si sono espresse in un comunicato unitario tutte le sigle sindacali del settore: Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin. «Questa situazione - si legge - sta determinando una forte concentrazione di personale e clientela nelle filiali aperte limitrofe a quelle chiuse, accresciuto rischio contagio, carichi di lavoro insostenibili, disservizi e conseguenti forti tensioni con la clientela». —

 

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