Allevatore dopo 4 anni ottiene dal Tribunale ragione e risarcimento

A tirare un primo sospiro di sollievo dopo tante vicissitudini, Davide Peri, titolare dell’omonima azienda agricola con sede a Ceresara

CERESARA La sua vicenda era emersa già nel 2017 quando aveva denunciato pubblicamente di essere stato raggirato. Ma le sue ragioni non erano state sinora riconosciute dal Tribunale di Bologna al quale si era per competenza rivolto lamentando una truffa a suo danno. Ma nel prosieguo delle sue traversie, aveva dovuto anche presentare una richiesta di decreto ingiuntivo, per aver indietro almeno parte di quanto gli era stato ingiustamente sottratto. Ora il Tribunale di Mantova gli ha dato pienamente ragione. Non solo. Ha anche condannato l’opponente sia al pagamento per intero delle spese processuali, sia ad un risarcimento «poiché ha agito in giudizio in maniera pretestuosa». A tirare un primo sospiro di sollievo dopo tante vicissitudini, Davide Peri, titolare dell’omonima azienda agricola con sede a Ceresara.

Tutto nasce da un rapporto di compravendita di bovini e mezzene di bovini da carne che Peri effettua nel 2016 per un totale, dimostrato da fatture di oltre 34mila euro. La società acquirente, la Gebal srl, con una triangolazione, prendeva a suo carico un credito che Peri doveva ad una terza società, la Falcarni. Debito che Peri non ha riconosciuto, ottenendo quindi nel 2017, sostenuto dal proprio legale, l’avvocato Francesco Ferrari, l’emissione da parte del Tribunale di Mantova di un decreto ingiuntivo nei confronti della Gebal perché pagasse la carne consegnata. Gebal si è opposta e la causa si è quindi discussa a Mantova.


Ma nel corso delle udienze, è venuto alla luce che a danno di Peri sono state prodotte fatture false. È venuta quindi a cadere l’arma principale della difesa, cioè la compensazione fra crediti e debiti.

Il giudice Michele Stagno ha quindi emesso la propria sentenza, pubblicata ad aprile, con la quale ha respinto ogni opposizione al decreto ingiuntivo e imponendo alla Gebal di pagare il proprio debito. Ha condannato l’opponente al pagamento per intero delle spese processuali e infine ha condannato la stessa al risarcimento di 7.254 euro nei confronti di Peri per averlo chiamato in giudizio in modo pretestuoso. Avviando una azione legale «abusando dello strumento processuale».

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