Morì un artigiano: condannati i titolari della Raccorderie

Per Ceccardi e i due figli 2 anni e 6 mesi di reclusione. Alla famiglia della vittima un risarcimento di 900mila euro

MARCARIA. Due anni e sei mesi di reclusione: è la pena inflitta dal giudice Serracassano all’industriale Pierluigi Ceccardi e ai suoi due figli Guido e Antonella, membri del consiglio di amministrazione delle Raccorderie Metalliche con sede a Campitello di Marcaria. L’accusa era di omicidio colposo nei confronti di Massimo Fengoni, artigiano 60enne di Castelletto Borgo, a cui erano stati commissionati lavori di imbiancatura di un capannone. Il pm aveva chiesto una condanna a due anni ma il giudice ha rincarato la dose, approvando anche la richiesta di risarcimento ai familiari, per quasi 900mila euro.

L’infortunio sul lavoro era avvenuto il 25 agosto del 2014, mentre l’artigiano è deceduto il 4 novembre dello stesso anno. Morte sopraggiunta due mesi dopo lo schiacciamento di Massimo Fengoni tra il soffitto e il parapetto di una piattaforma di lavoro mobile elevabile, di proprietà della società e da questa concessa in uso per i lavori di imbiancatura del capannone.

I Ceccardi sono stati accusati di non aver adottato i provvedimenti necessari affinché qualsiasi lavoratore, in caso di pericolo grave e immediato e nell’impossibilità di contattare il suo superiore, potesse prendere le misure adeguate per evitare il pericolo. La difesa degli industriali era affidata agli avvocati Maurizio Alloro e Luca Deantoni, mentre quella della famiglia a Davide Pini. La difesa ha già confermato che contro la sentenza ricorrerà in appello. L’avvocato Alloro si è comunque meravigliato del dispositivo del giudice dal momento che tutti e tre i Ceccardi sono incensurati.


 

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