Mantova, gli operatori dei Mangiari: «Con l'annullamento della fiera ci ha perso tutta la città»

Si allunga la scia di polemiche: «Noi muoviamo l’economia locale, spendiamo e attiriamo visitatori da fuori». Plauso e critiche al sindaco su Facebook: «Cambiare idea in 24 ore è demagogico»

MANTOVA. La polemica è imbandita: il pasticcio della Fiera dei Mangiari, annunciata e annullata nell’arco di 24 ore, si è allungata in una scia di reazioni che impastano soddisfazione e rabbia. Soddisfatte Confcommercio e Confesercenti, che, prima dell’annullamento, avevano diffuso comunicati dai toni aspri, sommando ragioni economiche a preoccupazioni di carattere sanitario. La concorrenza “foresta” ai ristoratori locali, in crisi spinta di fatturato, e il timore di assembramenti. Una presa di posizione ruvida che avrebbe suggerito al sindaco di chiedere agli organizzatori di rimandare tutto al 2021. Contrordine.

La rabbia è degli organizzatori, che hanno obbedito di malavoglia, perché la normativa regionale li legittimava ad apparecchiare gli stand sul lungolago e loro si erano portati avanti. Ma andare allo scontro con l’amministrazione non sarebbe convenuto a nessuno. La rabbia è anche degli operatori, già pronti ad allestire e cucinare sulla sponda del lago. A farsi interprete dello sconforto della categoria è Luigi Vassallo, già pizzaiolo stanziale e oggi titolare di una pucceria mobile.

«Leggo e sento tante discussioni su questo argomento e forse molti non si sono resi conto che rinunciare ad un evento del genere non grava solo su noi operatori di street food, ma su tutta la comunità – osserva a proposito dei Mangiari – solitamente le aziende mantovane che partecipano come operatori sono una decina, senza contare chi viene da fuori provincia o, addirittura, regione, che avrebbe alloggiato in strutture alberghiere o B&B. Tutti noi ci riforniamo dagli alimentari della zona, utilizziamo dei parcheggi a pagamento, paghiamo una società di sicurezza che controlla il settore quando tutti noi operatori non siamo presenti».

Insomma, gli operatori muovono l’economia locale, non la rapinano di clienti potenziali – argomenta Vassallo – al contrario: «Fiere così grandi non vengono visitate solo da persone che abitano a Mantova, molto spesso ho avuto clienti che venivano da Verona e da Modena, che passavano la giornata a visitare la città e i musei, a pranzo si fermavano nei ristoranti e bar del centro e poi la sera venivano a cenare sul lungolago». La coda è amara: «Commercialmente parlando, chi ci ha davvero perso è la città di Mantova».

«Saggia decisione» plaude su Facebook Mattia Pedrazzoli, titolare del bar Brasile e referente di Confcommercio per la categoria: l’apprezzamento è per il post con il quale Palazzi annunciava di aver chiesto e ottenuto dagli organizzatori la rinuncia alla fiera. Ma non tutti sono d’accordo. «Questa vostra presa di posizione è profondamente egoista – commenta Massimo Minotti, produttore musicale e titolare di un B&B – avete guardato solo al vostro (presunto) interesse e non a quello della città, per molte strutture ricettive locali questo annullamento è un bel danno e per voi (purtroppo) non sarà il toccasana che immaginate. Ovviamente però la critica maggiore va all’amministrazione che ha cambiato idea in 24 ore: atteggiamento inutilmente demagogico».

A misurare l’incandescenza del tema sono i 177 commenti sotto il post dello stesso Palazzi: lo spettro delle reazioni va dalla condivisione piena (la maggioranza) al sospetto di «paraculaggine» politica. 

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