Ancora un focolaio in un macello: dieci casi positivi tra i 360 dipendenti

Ats: «Nessuna irregolarità, già avviata la sanificazione» A Viadana cresce la richiesta di uno screening generale

MANTOVA. Un altro focolaio tra i lavoratori di un macello nel Mantovano. A rilevarlo sono stati gli operatori dell’’Ats Val Padana con uno screening con tampone nasofaringeo che ha riguardato i 360 dipendenti di «uno stabilimento di macellazione nel Mantovano». L’azienda non fornisce il nome dell’impresa, ma informa che «10 dei lavoratori sottoposti al test sono risultati positivi, 8 dei quali residenti nel Mantovano, per i quali sono già state avviate e disposte le misure di isolamento domiciliare e di sorveglianza sanitaria».

«È già stato eseguito anche un sopralluogo dei tecnici del Servizio di sicurezza e prevenzione negli ambienti di lavoro, per assicurare tutte le verifiche con particolare riferimento agli aspetti correlati alla prevenzione della trasmissione del Covid-19. Non sono emerse irregolarità rispetto all’adozione dei protocolli previsti. È stata infine disposta l’attivazione delle procedure di sanificazione» già iniziate. Ats precisa che lo screening in questo grosso impianto è avvenuto nell’ambito di controlli preventivi nei «contesti lavorativi ritenuti più sensibili», come appunto il settore della lavorazione delle carni.


Intanto a Viadana, di fronte del consistente incremento delle positività che l’ha portata in cima alla graduatoria provinciale dei contagi, la comunità chiede di non essere lasciata sola.

La popolazione auspica nuove campagne di screening. Sui social, l’argomento è molto dibattuto. Molti intervengono riguardo le cause che hanno favorito la formazione di focolai in salumifici e macelli. Tra le ipotesi: bassa temperatura negli stabilimenti; utilizzo nei processi produttivi di grandi quantitativi d’acqua, che nebulizzano una sorta di aerosol; difficoltà a mantenere le distanze fisiche durante le lavorazioni alla catena, ma anche negli spogliatoi e in mensa. C’è chi osserva poi che molti lavoratori del comparto (in particolare quelli stagionali) sono stranieri che spesso convivono e si spostano assieme, col rischio di far saltare certe regole. E’ evidente che tali ipotesi e interrogativi chiedono verifiche scientifiche. Il candidato sindaco Fabrizia Zaffanella, medico infettivologo di formazione, propone l’avvio di uno studio sull’infezione da Covid nelle realtà produttive e uno screening allargato «a cerchi concentrici» sulla popolazione.

Il Pd locale invita il sindaco Alessandro Cavallari a chiedere l’allargamento a tutta la popolazione dello screening comunitario. Il candidato sindaco Lorenzo Gardini, anche lui medico, ritiene necessario strutturare un monitoraggio periodico tramite tamponi almeno sulle categorie di popolazione più a rischio contagio, oltre al mantenimento delle Unità speciali di continuità assistenziale. Il consigliere regionale Andrea Fiasconaro ha intanto avviato un accesso agli atti, per conoscere tutti i dettagli dei focolai nei macelli.

Altro aspetto da sottolineare è che la recrudescenza dei contagi registrata a Viadana nelle ultime settimane non riguarda unicamente pazienti asintomatici. Come conferma il direttore sanitario di Asst Cremona, il viadanese Rosario Canino, all’ospedale Maggiore negli ultimi giorni si è verificata una ripresa dai ricoveri da Covid, e «nella maggior parte dei casi questi hanno una stretta correlazione col focolaio di Viadana». 
 

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