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La Lega gli ha ridato la tessera, Zera: a Milano mi apprezzano

Il capogruppo in Comune però rischia l’incarico e di non  essere più ricandidato: «Ho sempre difeso il vero progetto leghista»

MANTOVA. La Lega ha ridato la tessera di militante a Massimo Zera, ma la sensazione è che per il consigliere comunale il tempo trascorso nel movimento stia ormai per scadere.

Zera, sospeso dal partito (e dopo sei mesi riammesso nel partito già nel settembre scorso) per le sue prese di posizione a favore della Grande Mantova e contro l’inceneritore della Pro-Gest in contrasto con le posizioni del Carroccio, è stato riabilitato qualche giorno fa in via definitiva, ma il fatto di aver resistito ai tentativi della segreteria provinciale di destituirlo da capogruppo in Comune, oltre agli ultimi due voti a favore della maggioranza di centrosinistra sui consuntivi Aspef e Comune, hanno fatto terra bruciata intorno a lui.


A complicare la sua posizione di capogruppo è arrivata poi l’adesione alla Lega di Andrea Gorgati, proveniente da Forza Italia. Anche lui è consigliere comunale ed è probabile che nell’ultimo scorcio di consigliatura entri a far parte del gruppo del Carroccio, portando così a due i voti (l’altro è quello di Anceschi) a favore di un cambio del capogruppo. E anche la sua ricandidatura a consigliere, a questo punto, è quasi impossibile.

Oggi, però, Zera può legittimamente dirsi soddisfatto e «sorpreso» per aver ricevuto dal consiglio federale la tessera di militante per il 2020.

«La cosa mi stupisce - afferma - perché è in netto contrasto con l’ostilità e le accuse di cui sono stato oggetto da parte della Lega cittadina, che non mi ha consegnato la tessera del 2019 ma se l’è tenuta nel cassetto, e -non risparmia la frecciata - da parte del candidato sindaco Stefano Rossi che, a differenza mia, non risulta tesserato alla Lega». Zera si chiede se tutto questo sia davvero un nuovo inizio, il momento in cui nella Lega «si comincia a ragionare di politica e non di beghe personali». E ricorda che la Lega cittadina aveva chiesto la sua espulsione, «a cui il federale si oppose», perché aveva aderito all’iniziativa referendaria Grande Mantova che, non va dimenticato, «faceva parte del programma sottoscritto in favore della candidatura a sindaco di Paola Bulbarelli, a cui la Lega aveva aderito».

Ora, la tessera restituita «mi inorgoglisce e mi fa piacere - dice Zera - Questo vuol dire che le guerre intestine non piacciono e da Milano hanno a cuore l’unità del movimento e vogliono tutelare chi ha sempre difeso il vero progetto leghista, con conoscenza e umiltà, da oltre 15 anni. Mi verrebbe da dire - conclude il capogruppo leghista - che a Mantova non mi apprezzano e non mi tollerano perché porto avanti i miei princìpi, vedi la battaglia contro l’inceneritore, mentre a Milano sì». Nella Lega, lui, vorrebbe rimanere, ma pare di capire che quella mantovana non sia quella che sogna.—

Sa.Mor.
 

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