Rsa più care per i pensionati mantovani: «Pagano loro i costi del Covid»

Denuncia dello Spi Cgil: assegni fermi al palo mentre le rette sono in aumento. Spese che ricadono sulle famiglie o sui servizi sociali: «La Regione intervenga»

MANTOVA. Pensioni ferme al palo in provincia di Mantova: perdono potere d’acquisto mentre le rette delle case di riposo aumentano. Un mix di fattori socialmente pericoloso che, dopo l’emergenza Covid-19, sta assumendo dimensioni preoccupanti, se si considera anche la crisi economica e lavorativa che sta attraversando il Paese. A denunciare la situazione è Spi Cgil di Mantova alla luce di una serie di dati che hanno fatto accendere il campanello d’allarme al sindacato dei pensionati.

Pensioni al palo e Rsa più care. Nel 2020 in provincia di Mantova sono 134.284 le pensioni erogate dall’Inps con un importo medio mensile di 932,60 euro. Forti le differenze di genere: le pensioni percepite dalle donne sono molto più basse rispetto a quelle percepite dagli uomini (683,83 euro per le donne, 1.264 euro per gli uomini). Rimanendo sulla media, lo Spi Cgil fa notare che se a questi 932,60 euro aggiungiamo circa 500 euro di assegno d’accompagnamento, di cui possono fruire anziani non autosufficienti, arriviamo a una cifra di 1.432 euro. La retta media mensile di una casa di risposo in provincia di Mantova è di 1.685 euro, poco più di 20mila euro l’anno. A un anziano mantovano non autosufficiente che avesse bisogno di essere ricoverato in una Rsa mancherebbero, quindi, all’appello, 253 euro al mese (cifra che sale a 502 euro se si tratta di una donna) che dovrà coprire la famiglia, se può, oppure i servizi sociali. In questo periodo di crisi economica accentuata dall’emergenza sanitaria, si tratta di una cifra ‘pesante’ sia per una famiglia che per una amministrazione pubblica.


Falavigna: la Regione intervenga. «Le pensioni – spiega Carlo Falavigna, segretario provinciale di Spi Cgil Mantova - vanno adeguate al costo della vita utilizzando parametri di rivalutazione che tengano conto dei consumi delle persone anziane. Le pensioni vanno detassate, perché la tassazione italiana è elevata rispetto alla media europea. Va introdotta una legge sulla non autosufficienza che faccia fronte alle nuove e vecchie patologie e agli effetti derivanti dall’allungamento della vita, va messa nell’agenda dei governi territoriali una possente prevenzione che porti ad una vecchiaia in serenità e in salute. Si è scelto di tenere gli anziani ai propri domicili, allora si devono attivare le politiche necessarie: domicili dotati di tutte le tecnologie moderne, cure domiciliari rispondenti in qualità e in professionalità. Le rette delle Rsa devono fermare la loro corsa e la Regione Lombardia deve intervenire economicamente».

Il caso Lombardia. Il problema delle rette sempre più care nelle Rsa è evidenziato anche a livello lombardo dai sindacati regionali dei pensionati che sottolineano come dal 2013 al 2019 la spesa annua per un anziano ricoverato in una Rsa lombarda, considerando la retta giornaliera media minima più bassa, è passata da 15.121 annui a 18.695. Considera la media massima più alta si va da 29.324 euro a 34.091 euro, sempre all’anno. La retta media mensile giornaliera lombarda nel 2019 è di 61,74 euro (oltre 22mila euro all’anno) e si va da un minimo di 51,22 euro al giorno dell’Ats Montagna ai 75,50 euroal giorno di Ats Milano. Dal 2014 al 2019 l’aumento sulle rette minime è stato del 9,99%, sulle rette massime del 10,85%. «Nonostante sia già stato sfondato il tetto dei 3.000 euro al mese - scrivono i sindacati regionali dei pensionati -, in alcune Rsa lombarde sono scattati ancora altri rincari, che vanno in media da 2 a 8 euro al giorno (da 60 a 243 euro al mese, da 720 a 2.880 euro all’anno). Insomma, le spese a carico delle famiglie per il ricovero di un anziano in una Rsa sono in continuo aumento, anche in periodo Covid, mentre pensioni e indennità di accompagnamento sono al palo».

«Costi Covid a carico deli ospiti». Le segreterie regionali dei sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil hanno hanno raccolto le denunce arrivate dai parenti di ospiti ricoverati in alcune Rsa lombarde. «Sorprende che gli interventi messi in campo nei centri e nelle residenze per anziani al fine di fronteggiare l'epidemia da Covid - 19 debbano ricadere ora sugli ospiti»: secondo i segretari Valerio Zanolla, Emilio Didonè e Serena Bontempelli «in nessun modo l'emergenza può comportare costi superiori proprio nei confronti dei soggetti più deboli, altrimenti si cadrebbe nell'assurdo di fare pagare solo agli anziani ricoverati in Rsa cure e assistenza ricevuta». Chiedono quindi alla Regione «di monitorare e verificare se l'aumento delle rette richiesto dalle strutture sia legittimo e compatibile con le procedure regionali per l'accreditamento». In ogni caso ritengono che sia «necessario intervenire per evitare che l'aumento dei costi ricada sugli ospiti di queste strutture e sulle loro famiglie che stanno attraversando un periodo molto delicato dovuto proprio alla gestione dell'emergenza legata alla diffusione del Covid». E sono sempre i sindacati a ricordare che il pagamento delle rette, per legge, deve essere per il 50%, riferito al servizio sanitario, a carico della Regione, e per l’altro 50%, riferito al servizio alberghiero, a carico degli ospiti, ma che «in realtà di fronte ai contributi pubblici regionali bloccati da anni in questa regione la legge non è applicata». In sintesi il costo delle Rsa per le famiglie è più alto, e arriva intorno al 60%, mentre, fanno osservare, regione Lombardia è ferma al 40%. La quota sanitaria a carico del Ssn viene corrisposta da Regione Lombardia direttamente agli enti gestori, «ma siamo di fronte a una situazione “fuori legge” – concludono – denunciata solamente da noi».

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