Biopig, riparte la lotta e i cittadini vanno al Tar: stop al nuovo progetto

Il comitato Gaeta contro l’azienda, il Comune e la Provincia: «Per aumentare i maiali nell’ex latteria serve prima la Via»

SCHIVENOGLIA . Il comitato Gaeta, costituito da alcuni cittadini, ha presentato ricorso al Tar contro il progetto di ristrutturazione della ex latteria. I lavori sono già iniziati e prevedono un aumento del numero di suini allevati, che passerebbe dagli attuali 918 a oltre quattromila. Va precisato che quelli autorizzati prima dell’ampliamento erano 1.973. Il progetto è stato presentato da Biopig e la Provincia ha stabilito che non fosse necessario sottoporlo a Valutazione d’impatto ambientale (Via). Proprio su questo punto il Comitato sta dando battaglia. «Abbiamo depositato il ricorso contro Provincia, Comune e Biopig per l’annullamento, previa sospensione del parere della Provincia che escludeva la Via» dicono dal Gaeta.

Il sito produttivo era nato negli anni Sessanta come società cooperativa di lavorazione del latte con accanto l’attività secondaria di allevamento suini; dagli anni 2000 è rimasto solo l’allevamento. Vale la pena ricordare il braccio di ferro che aveva spaccato il paese esattamente tre anni fa, nella primavera del 2017, quando la Biopig aveva presentato un progetto per insediare un allevamento da oltre 10mila maiali. Finì con il “referendum sui maiali” con il quale il 53% degli elettori bocciò il via libera.


Va ricordato che già allora la Biopig proponeva una bonifica dell’ex latteria, che presentava carenze a livello ambientale. La stessa struttura che ora è oggetto della nuova proposta presentata dalla società.

«Secondo la normativa, il progetto avrebbe dovuto essere sottoposto a Via – spiegano dal comitato – considerando la tipologia di attività, il numero totale di capi, e il fatto che non sia mai stata sottoposta a valutazione. Il parere della Provincia risulta quindi illegittimo. Dall’analisi degli atti relativi a questo progetto è emersa una situazione molto preoccupante su cui era necessario intervenire a tutela degli interessi della collettività. Con questo progetto chiamato “ristrutturazione” si darebbe nuova vita ad una attività insalubre nel nostro comune. Nel 2017 l’amministrazione comunale dichiarava pubblicamente che quello era un sito in via di dismissione, una bomba ecologica che destava preoccupazione da alcuni anni, che era da bonificare e asseriva che dopo la bonifica non ci sarebbero più stati suini. Abbiamo, quindi, cercato di intervenire legittimamente inviando una diffida all’amministrazione perché interrompesse i termini di 30 giorni dopo i quali il titolo abilitativo presentato, una Scia, si intende approvato per silenzio/assenso. Il cantiere è partito. Con il ricorso chiediamo al giudice di accogliere in via cautelare la richiesta di sospensione». –

 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi