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Disabile in casa di riposo, un salasso da 127mila euro

Il Comune di Asola ora chiede parte del denaro speso in sei anni ai famigliari. Il sindaco Busi affida il caso al primo avvocato africano del Foro di Milano

Vincenzo corrado
2 minuti di lettura

ASOLA. Soldi, tanti. Cifre capaci di stravolgere un bilancio e che a volte impediscono di aprire cantieri, sottraggono fondi ai piani di diritto allo studio e in generale limitano la capacità di spesa di un Comune. Eppure nel valutare l’operato di un’amministrazione di rado si tiene in considerazione una variabile che incide, e molto, sui conti dei municipi: il mantenimento in strutture ad hoc delle persone fragili.

Ma di cosa stiamo parlando esattamente? Per capirlo è bene partire da un esempio concreto. In queste settimane il Comune di Asola sta cercando di risolvere un caso spinoso che riguarda una persona deceduta all’inizio dell’anno scorso e che dal 2013 era ospitata nella casa di riposo San Pietro di Castiglione delle Stiviere. In oltre sei anni il conto è lievitato fino a 127mila euro, importo che il Comune - come prevede la legge - ha versato alla rsa.

«Ci siamo affidati ad un avvocato per recuperare parte della somma dagli eredi - racconta il sindaco Giordano Busi - visto che la moglie e la figlia della persona deceduta hanno una casa di proprietà. L’obiettivo è rientrare almeno in parte della spesa, dovremmo riuscirci. Ogni anno noi come gli altri Comuni sborsiamo somme importanti per casi simili e quando ne abbiamo la possibilità cerchiamo di far valere il nostro diritto di incassare una quota dai parenti».

Sia chiaro, Busi e i colleghi sindaci non mettono in dubbio il sacrosanto diritto delle persone in difficoltà fisiche e/o psicologiche di essere aiutate dagli enti pubblici, ma è innegabile che per molti Comuni spesso la copertura di questo tipo di assistenza costituisce una voce importante del bilancio comunale.

Il primo cittadino di Asola per il caso da 127mila euro ha deciso di affidarsi ad Abdoulaye Mbodj, giovane legale senegalese divenuto celebre perché primo africano del Foro di Milano.

«Speriamo - conclude Busi - di risolvere la questione il più in fretta possibile, anche se non sarà facile. Il nostro obiettivo è recuperare parte dei soldi perché appartengono alla collettività è vogliamo metterli a disposizione di tutti i cittadini».

«Del tema dell’assistenza alle persone ospitate in strutture come rsa o case famiglia si parla molto poco - spiega il consigliere comunale di Redondesco Moreno Romanelli - ma sarebbe fondamentale portarlo all’attenzione di tutti, specie della politica: i piccoli Comuni come il nostro sono letteralmente in balia degli eventi e una persona in più da sostenere economicamente può incidere molto sulle possibilità di spesa dell’ente. A Redondesco ad esempio abbiamo tre ragazzi ospitati in case famiglia per cui ogni anno spendiamo quasi 40mila euro, che per noi corrispondono a due piani di diritto alla studio».

Ad oggi il sostegno ai minori con situazioni di disagio o ai malati gravi è spesso totalmente a carico dei municipi. «È un modello da rivedere perché che penalizza soprattutto i Comuni più piccoli, anche se in questo senso i Piani di Zona ci danno una grossa mano. Ma non basta, servirebbero aiuti maggiori».

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