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Più aperture che chiusure: così resistono le imprese

Nel secondo trimestre dell’anno le iscrizioni superano le cessazioni di 56 unità. Ma la batosta è solo rinviata: spesso il divieto di licenziare obbliga a tirare avanti

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MANTOVA. Il paradosso è soltanto apparente, un effetto cosmetico destinato, purtroppo, a sbavare con l’arrivo dell’autunno. Nel secondo trimestre del 2020, in pieno lockdown, il bilancio tra aperture e chiusure si mantiene «in territorio positivo, con un aumento di 56 unità». A certificarlo sono i dati sulla natimortalità delle imprese in provincia di Mantova, elaborati dal Servizio informazione e promozione economica della Camera di commercio. Vero, nello stesso periodo del 2019 il piatto delle aperture pesava più di quello delle chiusure per 102 unità, ma, col terremoto della pandemia a rovesciare certezze e mercati, il dato del 2020 ha del miracoloso. Com’è possibile?

Ricorre a una metafora calcistica, il segretario generale della Camera di commercio, Marco Zanini: «È come quando prendi una gran botta sul campo, ti fa male ma continui a giocare. Il dolore vero arriva la mattina dopo. Fuor di metafora, l’impatto reale del lockdown sullo stock delle imprese lo misureremo a ottobre/novembre. Se io ho un’attività, magari da trent’anni, non chiudo adesso. Ci provo».

D’accordo, ma questo spiega la sopravvivenza delle imprese, non la nascita di nuove iniziative. «Accade quasi sempre che le crisi aprano delle opportunità – osserva Zanini – È il caso di chi si affaccia a offrire servizi smart a chi con la tecnologia ha poca dimestichezza. Pensiamo all’organizzazione della logistica, dal trasporto merci alla consegna a domicilio, o all’organizzazione dell’attività in remoto, che in parte rimarrà ancora tale. Ecco, questi sono rami di attività per i quali si aprono degli spiragli». Alla voce “opportunità” è riconducibile anche il salto di chi, sotto contratto e in cassa integrazione, decide di non aspettare il probabile licenziamento e tradurre subito il sogno di mettersi in proprio con una ditta individuale o una startup innovativa. Incoraggiato da sgravi e incentivi.

Se la crisi sollecita e solletica l’autoimprenditorialità, a spiegare la tenuta del mercato è anche il divieto di licenziamento introdotto dal governo. Un argine fragile che confonde buone intenzioni con effetti perversi, obbligando a tenere in piedi la baracca anche chi aveva già deciso di passare la mano prima della batosta del Covid. Morale, in molti casi la sopravvivenza è imposta per legge.

Numeri alla mano, la consistenza del Registro Imprese misura 39.029 aziende (a fine giugno). «Il tasso di crescita pari al +0,1% risulta di poco inferiore sia a quello regionale (+0,2%) sia a quello nazionale (+0,3%) – informa la Camera di commercio – Nella classifica regionale Mantova si colloca in posizione intermedia; ai vertici troviamo Lecco, Varese e Como, mentre in fondo vi sono Bergamo, Lodi e Pavia».

L’analisi delle attività economiche della nostra provincia evidenzia un trend positivo per l’agricoltura (+0,2%) e i settori del terziario: i servizi di alloggio e ristorazione (+0,4%), i servizi di informazione e comunicazione (+1,6%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (+1,2%). Sempre in affanno, invece, il comparto artigianale, che rappresenta un terzo del totale delle imprese iscritte alla Camera di commercio: tra aprile e giugno il saldo tra aperture e chiusure è di -9 unità, «determinando un leggero calo del -0,1%; a livello regionale si registra un +0,2% e a livello nazionale un +0,5%». Luci e ombre di un mercato travolto da una crisi senza precedenti, che ci ha rapinato di ogni certezza. A partire dall’idea di futuro. —

Ig.Cip. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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